28 ANNI DOPO: memento amoris

memento amoris
Guardando questo film e riflettendo sul modo in cui ritrae la vita isolata di una contea abbandonata, 28 anni dopo un'apocalisse causata dall'uomo, non posso fare a meno di pensare a tutti coloro nati tra la fine degli anni 2010 e l'inizio degli anni 2020. Hanno trascorso il loro primo anno di vita lontani dal resto del mondo a causa di una pandemia senza precedenti che ha sconvolto ogni aspetto della società moderna. Il mondo in cui sono cresciuti da allora è radicalmente diverso da quello che noi abbiamo conosciuto da bambini – un mondo che loro non potranno mai conoscere. E anche se molti di loro hanno quasi sei anni, non appena inizieranno la scuola materna, il mondo così com'è li costringerà a crescere troppo in fretta, privandoli ingiustamente della loro infanzia. Tutti questi ragazzi sono Spike, il protagonista del film: racchiudono in sé il bene e il male, l'amore e la rabbia, tutto ciò che li circonda. Vorremmo proteggerli, metterli al riparo dagli orrori che verranno, ma poiché è impossibile sfidare il destino, non ci resta che sperare di aver insegnato loro la lezione più importante: agire sempre con amore, non importa cosa accada. Questo amore forse non salverà il mondo, ma salverà noi. E da lì, tutto il resto seguirà. "28 Anni Dopo" è un'ode audace, delirante, tenera, divertente e profondamente commovente alla maternità, alla vita e all'amore. Dal punto di vista visivo, il film è straordinario. Trasferire l'ambientazione da Londra alla campagna è stata una scelta intelligente. La gradazione del colore è notevole, con verdi lussureggianti e rossi accesi che dominano la scena. Ho amato la sua natura spontanea: il collage di film più vecchi, l'intertestualità giocosa, le texture digitali. C'è un'energia che ricorda "Annientamento" e "Civil War" di Garland. E la decisione di girare con iPhone continua lo spirito dell'originale, utilizzando la tecnologia dominante dell'epoca come parte del suo DNA estetico. Anche i costumi si distinguono, grazie a Gareth Pugh, che conferisce una nitidezza che arricchisce la costruzione del mondo. A livello narrativo, "28 Anni Dopo" si distingue per un lavoro sui personaggi autentico e profondo. C'è spazio per provare emozioni. L'arco emotivo risuona, e il commento sociale è abilmente gestito: dall'identità geopolitica e culturale ormai svanita della Gran Bretagna, alle grottesche manipolazioni della chirurgia plastica, fino all'etica dell'eutanasia. Ma è il terzo atto a dare peso alla storia: l'intimità tra Spike e sua madre è genuinamente commovente: l'idea che l'amore rimanga la forza più duratura, persino di fronte alla catastrofe. Ed è proprio ciò che rende la vita degna di essere vissuta, credo. Mentre il mondo intorno a noi cade a pezzi, "Memento Amoris" sembra un mantra essenziale a cui aggrapparsi. Un film che, nonostante il caos, ci ricorda l'importanza di amare, resistere e, soprattutto, vivere.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)