Bob Dylan: A Complete Unknown

26.01.2025

Un terremoto scosse il mondo della musica nel 1961 quando un ragazzotto del Minnesota di nome Robert Zimmerman andò a far visita, senza un soldo, senza una direzione e in realtà senza nemmeno il suo vero nome, ad uno dei suoi eroi, il suo idolo della musica folk, Woody Guthrie. Così Mangold apre la sua seconda ventura nel biopic musicale, filone cinematografico che lui per primo ha radicalmente segnato nel 2005 con "Walk The Line - Quando l'amore brucia l'anima" ove tramite una romance turbolenta raccontava la genesi dell'Uomo in Nero, il re del Country, Johnny Cash, una figura che anche in questa pellicola giocherà un ruolo importante. Molteplici saranno le star e le icone della musica folk tradizionale e moderna che ruoteranno attorno all'enigmatico protagonista, che per quanto leggendaria sia potuta essere la sua ascesa, iconica la sua voce strampalata e definitiva la sua firma sulle eterne canzoni, rimarrà per tutta la durata del film "un completo sconosciuto". Difatti, l'interesse di Mangold non è certo nella struttura da pagina di Wikipedia, tantomeno di un racconto "rise and fall" che deve riassumere decenni di vita e carriera in poco più di due ore. Il suo focus è un sottile equilibrio tra i picchi artistici e gli scivoloni umani, lo sfumato confine tra Rob Zimmerman e Bob Dylan, entrambi cantastorie che hanno preferito lasciare indietro il vecchio mondo prima che il mondo li potesse abbandonare. Da questo assunto si basano le tese e turbolente relazioni che Dylan ha avuto con donne, produttori, correnti musicali, correnti politiche, in generale con la vita stessa. Un vortice di dissonanze umane e racconti assurdi che hanno formato, in particolare dal '61 al '66 un genio ribelle non di mera facciata, ma di effettivo caos. Il suo trionfo è essere esattamente ciò che gli altri non vogliono che lui sia, ed esserlo fino in fondo. Spesso il biopic si rifà ad una struttura conservatrice e consolatoria, dove anche l'artista più controverso deve arrivare al gran finale inseguendo gli applausi del pubblico, dentro e fuori lo schermo, piuttosto che il suo spirito. Non qui, non in questo film. Timothée Chalamet offre quella che considero una delle migliori interpretazione della sua carriera, e non è poco dirlo dopo averlo visto in "Dune: Parte Due". È una performance straordinaria, ricca di dettagli e precisione . L'attenzione che Chalamet dedica ai piccoli gesti – il movimento delle labbra mentre parla, lo sguardo durante il canto – è impressionante. È un'interpretazione unica, che eleva ulteriormente Chalamet nella mia considerazione, nonostante sia già tra i migliori attori della sua generazione. Il cast di supporto è altrettanto eccezionale. Edward Norton brilla nel ruolo di Pete Seeger, che interpreta con una raffinatezza e una profondità sorprendenti. Sono immensamente felice che abbia ricevuto una nomination all'Oscar: il suo è un ruolo superficialmente discreto ma ricco di sfumature. Monica Barbaro, sia visivamente che artisticamente, è fenomenale. Riesce a dare spessore, significato e bellezza a un personaggio che, rispetto alla reale importanza di Joan Baez nella vita di Dylan, potrebbe risultare un po' piatto. Anche Elle Fanning riesce a fare lo stesso, ma con un personaggio che occupa un ruolo diverso, più distante, nella vita di Dylan. Boyd Holbrook, nel ruolo del precedentemente citato Johnny Cash, trasuda carisma e stile, e l'intero cast di personaggi che ruotano attorno a Dylan è assolutamente perfetto. Uno degli aspetti che sta maggiormente al centro delle provocazioni artistiche del film è l'ironia evidente legata ai "puristi" del folk. Questi sono individui che utilizzano le canzoni come strumento per promuovere idee nuove su giustizia sociale, uguaglianza e umanità. Persone che, in teoria, si oppongono alla conformità e alle idee tradizionali. Tuttavia, quando il loro eroe del folk decide di innovare e fare qualcosa di veramente radicale, il loro intero ethos cambia. Dylan costringe questo gruppo, generalmente di mentalità progressista (e di cui condivido molte opinioni), a confrontarsi con la propria posizione effettiva. Sono davvero liberi dal passato o vi sono ancora intrappolati? Questa riflessione è particolarmente significativa per chiunque si cimenti nell'arte e nella sua evoluzione. Trovo affascinante e rivoluzionario il modo in cui Dylan tratta la sua fama, le sue canzoni e il significato che le persone attribuiscono a lui e alla sua musica. Questo film, per quanto possa essere "commerciale" e parte di un complesso industriale cinematografico, avrà un profondo significato per molti anni e per moltissimi aspiranti artisti.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

https://www.threads.net/@cinema_isnotdead_