Anora è un'opera eterna

Quante volte il cinema è stato una manifestazione dei sogni infranti ? Quante volte siamo abituati a vedere una storia perfettamente consolatoria e idilliaca infrangersi nel peggiore dei modi ? Quanto noi spettatori vogliamo effettivamente vedere quel sogno non diventare mai realtà perché anche la nostra fuga dalla brutale e monotona ripetizione del "vero" a un certo punto deve finire ? E come reagiamo al film che ci fa rendere conto di tutte queste boriose domande, ce le attualizza e le rende tangibili pur presentandole nel più folle dei modi ? Io ho reagito come si reagisce quando vedi un miracolo: non capisci perché, non sai come ci si è arrivati, non sai come reagire, sai solo che il mondo attorno a te non potrà mai essere lo stesso dopo un'esperienza del genere eppure sai che di fatto nella tua vita non cambierà assolutamente nulla, rimarrai con i tuoi problemi, le tue insoddisfazioni, ulteriori rimpianti e tanta rabbia, un conglomerato caotico di sensazioni che non potranno sintetizzarsi che con un pianto costante, cadenzato ma singhiozzante, doloroso e catartico, futile e necessario. Tutto questo mi ha dato Anora, cinema-veritè condensato in due ore e poco più, sulle disavventure di una sex worker realista e sognatrice, che aspira alla fantasia di una vita migliore. Mikey Madison è un il volto di un futuro cinematografico luminoso, un'attrice che è la protagonista, ha vissuto la vita di Anora, parla la sua lingua, vive in prima persona i suoi dubbi e le sue ambizioni. Baker costruisce il film su di lei, perché è lei che costruisce tutti generi cinematografici che costruiscono la sua storia: dramma, thriller, commedia screwball, commedia romantica e pura romance. I comprimari sono impeccabili cornici della sua vicenda, dove su tutti spicca Yura Borisov nel ruolo più sofisticato, difficile delizioso che un personaggio maschile possa avere in un film del genere, quello dello spettatore empatico che prende sempre più parte nella vicenda. Sono rami intrecciati che partono dalla radice di Madison, così tanto padrona della scena, sicura di sé nel cesellare tutte le vulnerabilità e le contraddizioni, anche molto brusche e rumorose, di un personaggio come Anora. Non so perché questo film più di altri, in un'annata veramente florida e sontuosa, sia riuscito a "vedermi indietro" dopo che in 138 minuti ho provato così tanto a studiarlo e sviscerarlo. Però l'ha fatto, mi ha visto tanto quanto l'ho visto io. È come se ci fossimo "visti nudi" e invece di riderci in faccia per alleggerire la situazione, i nostri sguardi avessero continuato, forse ininterrottamente, a incrociarsi. Forse questo film mi conosce davvero più di quanto io conosca lui, forse non vedevo l'ora che arrivasse un'opera del genere. Allora grazie a Sean Baker, grazie a Mikey Madison e soprattutto grazie ad Anora per essere totalmente l'opera eterna che è.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)