Armageddon Time - Recensione

Il regista statunitense James Gray, a quattro anni da Ad Astra, torna al cinema con Armageddon Time – Il tempo dell'apocalisse, nelle sale italiane dal 23 marzo 2023 e distribuito da Universal Pictures. Armageddon Time – Il tempo dell'apocalisse è un film autobiografico, e segue dal 1980 (per circa un anno) la vita di Paul Gruff (alter ego cinematografico di James Gray).
Paul Gruff (un bravissimo Michael Banks Repeta) è il secondo genito di una famiglia borghese ebrea-ucraina di New York, in continuo conflitto con le figure genitoriali (una elegante Anne Hathaway e un puntuale Jeremy Strong) e il fratello maggiore (interpretato ottimamente da Ryan Sell). Il sogno di Paul è quello di diventare un'artista famoso, sogno continuamente distrutto dai familiari che vorrebbero per lui un futuro più stabile in ambito lavorativo.
Le difficoltà nello studio (nella scuola pubblica prima e in quella privata di matrice trumpiana poi) e la tenaglia familiare in cui è intrappolato Paul, non aiutano la psicologia del giovane, che sembra trovare sfogo solamente quando libera la sua creatività, colorando con la sua immaginazione un mondo ormai diretto verso l'apocalisse.
Rievocando quindi il suo periodo preadolescenziale, James Gray non utilizza questa autobiografia per celebrare la sua figura di bambino prodigio, ma anzi, attraverso di essa restituisce l'immagine di un contesto sociale impregnato dei valori negativi del capitalismo e del reaganismo (la pellicola è ambientata a ridosso della prima elezione del presidente Ronald Reagan).
James Gray propone una visione fumosa e per lunghi tratti negativa del suo passato da bambino, contornato da figure genitoriali egoiste e violente, solo due figure emergono nobili dai ricordi del regista, quella del nonno Aaron Gruff (un magnifico Anthony Hopkins), e quella dell'amico afroamericano Johnny. Johnny è un bambino di bassa estrazione sociale, che sarà usato come capro espiatorio per condurre Paul verso il contatto, vero e proprio, con il sogno americano.
Armageddon Time – Il tempo dell'apocalisse può essere visto come un incrocio di vite, eventi e fantasmi, ragionando sullo stesso titolo del film pare impossibile non ricollegare l'arrivo del presidente Reagan e l'ombra del conflitto nucleare con l'Unione Sovietica, un Armageddon totale, personale e collettivo.
James Gray fa di Armageddon Time – Il tempo dell'apocalisse un film a tesi, invece di caricare il film di personalismi emotivi (vedasi The Fabelmans, Belfast...), sceglie di approcciare la sua autobiografia in modo anticlimatico, preferendo l'implosione all'esplosione. Questa implosione è tangibile nella regia, che indugia con sguardo voyeuristico sulle vicende narrate, aiutata da una sceneggiatura che supporta l'intenzione filmica.
Lo stesso si può dire della fotografia, che a parte rappresentare le paure (filtro giallo) e la lealtà (filtro azzurro), mantiene la struttura anticlimatica, senza mai forzare sentimentalmente quello che viene mostrato sullo schermo.
Per concludere, Armageddon Time – Il tempo dell'apocalisse è uno dei film più interessanti della stagione, che ha dalla sua la caratteristica di prendersi dei rischi, rischi che emergono nel finale, dove una presa di posizione potrebbe infine cambiare il mondo.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)