Venezia 81: Non ho ancora capito Babygirl

04.09.2024

Babygirl (2024), è il nuovo film in concorso a Venezia 81 di Halina Reijn, già regista dell'ottimo Bodies Bodies Bodies (2022), disponibile in streaming su Netflix. Nicole Kidman interpreta un'amministratrice delegata che mette a repentaglio la sua famiglia e la sua carriera per una relazione clandestina col proprio giovane tirocinante impersonato da Harry Dickinson. 

Reazione a caldo (sera e giorno dopo)

Appena uscito dalla Palabiennale ho definito Babygirl "straniante" per come mette in scena in modo meccanico la dominazione, il desiderio e l'erotismo. Ho acceso il cellulare, aperto l'app di Letterboxd e valutato Babygirl con una stella e mezza. Il giorno seguente parlando con un mio caro amico ci siamo soffermati sull'automatizzazione del lavoro, sulla produzione e sulla possibilità che l'automazione possa integrarsi con l'erotismo, annientando la funzione ricreativa e riproduttiva di una performance sessuale in favore del puro gesto meccanico, un gesto in grado di rivelare il piacere più assoluto.

Oggi

Il personaggio di Nicole Kidman e l'azienda per cui lavora credono nell'automazione, il loro scopo di vita è permettere alle persone di vivere senza essere schiavi del lavoro. Il personaggio di Nicole Kidman vede il giovane tirocinante calmare un cane: lei vuole essere quel cane. Inizia quindi un rapporto di pura dominazione dove lo spettatore non sa chi sia in realtà il dominato e il dominante. Il personaggio di Nicole Kidman ha un marito che non la soddisfa sessualmente, con lui lei non ha mai raggiunto l'orgasmo e per farlo è costretta a praticare la masturbazione visionando dei porno distesa su un tappeto. Amministratrice ipersessuale che crede nell'automazione cerca un dominatore e lo trova nel suo stagista, è lei la donna di potere, la novità rispetto al passato è che non è soltanto sessuale questo potere, come in Tàr (2022) di Todd Field è il potere totale che per secoli hanno avuto solo gli uomini. Nicole Kidman dà anima e corpo alla pellicola, un corpo bianco e bionico che accentuato dalla fotografia ricorda certe sequenze di Ghost in the Shell (1995) di Mamoru Oshii, il corpo del desiderio, del potere in ambito sessuale e lavorativo. Un nuovo tipo di erotismo: meccanico e dettato dalle leggi estetiche della robotica, dai sex toys. 

Non ho ancora capito Babygirl

Lo ammetto, non ho ancora capito Babygirl, oltre la confezione di ottima fattura (regia, fotografia, colonna sonora) è presente una sceneggiatura che pur essendo approssimativa ancora mi parla, ancora penso a Babygirl, a quello che rappresenta, a quello che vuole dirmi e dirci. Halina Reijn dice che Babygirl parla del gap tra orgasmo maschile e orgasmo femminile, mica è poco. Per me rappresenta il cinema del futuro: ibridato, divertente, consapevole di trattare temi delicati ma senza la paura di toccarli. Non ho ancora capito Babygirl ma questo è il cinema che va premiato, aldilà dei gusti personali, aldilà delle valutazioni e delle stelle su Letterboxd. 

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)

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