Babygirl: il desiderio è prigione e chiave

30.01.2025

Il desiderio è simultaneamente la prigione e la chiave. Una donna imprigionata dalle sue fantasie represse trova la chiave in un giovane stagista che piomba nella sua vita come Terrence Stamp piombava nella vita dell'alta società in Teorema di Pasolini. Il sesso, il kink e il gioco di ruolo diventano il complesso meccanismo nel quale questa chiave si deve muovere per sbloccare il lucchetto. Quello che inizialmente appare come un pulito rispolvero dei thriller erotici anni '90 diventa progressivamente più nebuloso, più sporco e sudato, un balletto teso di giochi di potere diventa un lercio rave dove tutti si scontrano e sbattono, si fanno male al ritmo martellante di una musica che non amano sentire con le sole orecchie, ma con tutto il corpo. Nicole Kidman riafferma per l'ennesima volta il suo status di leading woman tra le più versatili e coraggiose dell'industria, da 40 anni sulla cresta dell'onda, Harris Dickinson è sempre più piacevole da scovare in questi ruoli che smontano l'archetipo del giovane uomo bello, dannato e sempre in controllo, elemento che contraddistingue l'ascesa della sua carriera da Triangle of Sadness. E, a sorpresa, mi trovo a lodare (in una produzione specificamente americana si intende) un Antonio Banderas in partissima nel portare drammaticamente con i piedi per terra il tipo di ruolo maschile che attori come lui hanno esageratamente idealizzato nel loro percorso, sia per vetuste esigenze editoriali o pigrizie produttive tutte americane. In Babygirl, la regista e sceneggiatrice Halina Reijn elabora un thriller psicologico e sensuale dove l'erotismo in interseca con la comunicazione e l'intesa bypassando le gratuite volgarità di goffi modelli cinematografici passati che finivano per glorificare la violenza del corpo spacciandola per fantasia della mente, mantenendo comunque alta la tensione di entrambi i ricettori e regalando un'esperienza cinematografica bizzarra, specifica e deliziosa nelle sue corporee peculiarità.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

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