Black Bag è l'ennesimo sguardo al futuro di Steven Soderbergh

04.05.2025

Il cinema di Steven Soderbergh è un laboratorio visivo e narrativo, un'officina instancabile dove ogni film è un esperimento sul linguaggio e sulle forme del vedere. Come un demiurgo postmoderno, Soderbergh smonta e rimonta i generi, li attraversa con leggerezza e rigore, li reinventa con la spavalderia di chi conosce a menadito le regole del gioco ma si diverte a sovvertirle. È un autore proteiforme, camaleontico, a volte sfuggente, che passa con disinvoltura dal thriller all'heist movie, dal dramma intimista alla serialità televisiva. Ma dietro l'eclettismo c'è sempre una coerenza profonda: lo sguardo clinico, chirurgico, su corpi, istituzioni, relazioni di potere. Traffic, Erin Brockovich, The Girlfriend Experience, Unsane, Kimi, Presence: ogni titolo è una lente che mette a fuoco le contraddizioni dell'America contemporanea. E poi c'è il piacere del dispositivo, il godimento cinefilo per la macchina-cinema. In Soderbergh, l'etica e l'estetica si rincorrono. E spesso si fondono.

Sesso, verità e spionaggio coniugale. I racconti di spie tendono a usare il mestiere più segreto per svelare le verità piu recondite e oscure, che siano esse sistemiche, nazionali, civili o umane. L'agente segreto al cinema è lo strumento di svelamento più forte e attraente, nelle forme più semplici, cartoonesche, sornione, sensuali o oscure. Tutte maschere che Soderbergh conosce a menadito e con altrettanta perizia ribalta. Black Bag mette in scena un mondo dello spionaggio spoglio, burocratico, parlato, menzognero si, ma come può essere menzognera una cena tra amici (o colleghi) che con le bugie non nascono certo segreti di stato, ma vite noiose, vite insoddisfatte, vite vuote asservite al nulla. E la coppia protagonista, i novelli Mr & Mrs Smith, messi l'uno contro l'altro in un gioco di poteri effimeri, in una narrativa che solitamente godrebbe dello scontro coniugale, dialogico e fisco, diventa il centro di uno dei rapporti di coppia più saldi che abbia visto al cinema. Non semplicemente una complicità tra marito e moglie, ma tra anime gemelle. Soderbergh rivela un romanticismo puro dal bitume nero e cinico dello spy thriller, che rende una tipica "caccia al traditore" una sovversiva narrazione di vita di coppia. Qui l'agente non è più segreto, non mente e uccide per la patria o per l'agenzia, ma solo per il partner. La Blanchett e Fassbender, con la massima sottrazione, dominano sui più (volutamente) turbolenti e rumorosi comprimari, personaggi che ben ricalcano tanto gli archetipi delle soie quanto quelli delle coppie eterosessuali. La loro sinergia, papabile a distanza e quando sono nella stessa stanza, è il nucleo fondativo di tutto il mistero nonché la chiave di volta per risolverlo. Sofisticato e asciutto, Black Bag racconta un grande cinema di genere che fatica ed esistere, specialmente quando si manifesta in deliziosi esperimenti come questo. Ma come un Prometeo senza catene, Steven Soderbergh si ostina a darci il fuoco.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta, con introduzione di Gianluca Ceccato)

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