Blink Twice: l'ottimo esordio alla regia di Zoë Kravitz

I talenti di Zoë Kravitz si espandono anche dietro la macchina da presa. Blink Twice è il perfetto tipo di esordio: non troppo grande da generare folli pretese e aspettative nei confronti di un'artista in erba ma nemmeno troppo piccolo per circoscriverla in un determinato circuito costringendola in futuro a fare sempre lo stesso film. L'opera segue la scia del Promising Young Woman di Emerald Fennell raccontando un mondo post-MeToo drammatizzando uno dei primi casi scatenanti e trasformandolo in una storia thriller-fantascientifica solo per adagiare gli spettatori più curiosi. Il film non indora nessuna pillola, mostra tutta la bruttezza, il dolore e il viscidume, dove la violenza fisica è a malapena accennata e mai sensazionalizzata, una conseguenza di un intero processo manipolatorio, senza colpi di scena ma pieno di amare e reali prese di coscienza. Ovviamente mi tocca fare il disclaimer sul fatto che sia anche un film pieno di ritmo, incalzante, scorrevole e che non sia una mera pubblicità progresso, però mi fa piacere vedere come la Kravitz non si sia preoccupata di alleggerire il carico del film per renderlo più appetibile per un pubblico che, arrivato al 2024, continua a frignare sul volersi solo divertire e voler solo evadere dalla realtà. Blink Twice è una pellicola che usa il sound design in modo magistrale: crea elementi uditivi (sigaretta elettronica, champagne, accendino etc.) utilizzando tecniche e strumenti di produzione audio per destabilizzare lo spettatore. Il film di Zoë
Kravitz si inserisce in un filone femminista e anticapitalista che nel 2022 è letteralmente esploso: Men, diretto da Alex Garland, Don't Worry Darling, diretto da Olivia Wilde ma anche The Menu, diretto da Mark Mylod e Triangle of Sadness, diretto da Ruben Östlund. Il complimento più grande che si può fare a Blink Twice è di non essere troppo derivativo, ricerca scelte di regia e scrittura molto personali che avvicinano la pellicola a un cinema che intrattiene senza sacrificare l'autorialità. Zoë Kravitz imbastisce probabilmente il film-manuale definitivo sull'era del MeToo: le dinamiche di potere che portano gli uomini ad abusare continuamente delle donne, le vittime silenziose e silenziate da soldi e mass media. Che ottimo esordio.
"Sbatti le palpebre due volte se sono nei guai".
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta, Gianluca Ceccato)