Campo di battaglia: lo schema ripetuto di Gianni Amelio

11.09.2024

Purtroppo negli ultimi quattro anni i film di Gianni Amelio propongono uno schema ripetuto fin troppo evidente: un grande cast eleva una sceneggiatura approssimata che gioca le sue carte migliori ed i suoi spunti più interessanti o in una determinata sezione del film o in momenti alterni che fungono da "intervallo redentore" di sequenze altresì dimenticabili. Campo di Battaglia non fa alcuna eccezione: pur essendo un film di pregevole fattura, manifesto di rette proteste e ritratto di una pagina orrenda della nostra storia così lontana eppure così vicina, non riesce a liberarsi da questo schema, bruciandosi tutti gli elementi di interesse, tensione e acume nella prima metà per poi arenarsi in un nulla di fatto anche abbastanza noioso nel secondo tempo. Sicuramente non mi pento di averlo visto, anche solo per essermi gustato gli ottimi, ottimi lavori di Borghi, Montesi e della Rosellini, però speravo in qualcosa di più di una blanda conferma.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)


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