Caught Stealing (Una Scomoda Circostanza): frammenti di un’odissea punk secondo Aronofsky

01.09.2025

Non troverete una parabola di un fallito più divertente e più rinvigorente. Hank Thompson (Austin Butler) è un uomo incastrato in un passato tragico che lo tiene steso come ci si stende su un materasso fetido ma comunque comodo: da ragazzo era ad un passo dal successo sportivo, in quanto giovane promessa del baseball, che si è ritrovato la carriera stroncata prima da un incidente che lo ha debilitato nel corpo e nella mente, poi da un tunnel di vizi relativi all'alcol, alimentati dal trauma dell'incidente subito. Un bel giorno il destino busserà alla sua porta vestendo i buffi e deliziosi panni punk del suo vicino di appartamento Russ (Matt Smith, mattatore pazzo nonostante il poco screen time), che gli affiderà la custodia del suo appartamento e del suo gatto, mentre lui sarà fuori. Da questo gesto si innescherà una serie di sfortunati, rocamboleschi, brutali, strazianti e al contempo esilaranti eventi che renderanno la parabola tragica di un uomo spezzato dal fallimento, una ballata di redenzione a suon di rock, suonata e cantata sul palco di una New York, Lower East Side, nel 1998. "Caught Stealing", da noi "Una Scomoda Circostanza", di Darren Aronofsky, è un ennesimo studio sul corpo e sullo spirito di un personaggio archetipico e dell'attore che lo interpreta. In questo caso Austin Butler si rivela una musa ispiratrice perfetta per l'opera di demolizione e ricostruzione tipica del cineasta di Brooklyn: il suo corpo marmoreo viene ricoperto di tagli, di lividi, di vomito e di terra, prima di emergere dalle sue stesse ceneri, prima di prendere in mano la sua storia dopo averla ceduta ad altri per anni. Il lavoro sul personaggio è indubbiamente sostenuto da un cast di comprimari a dir poco fenomenali: partendo dal già citato Matt Smith, squisito agente del caos, passiamo per una Zoë Kravitz femme fatale e stella polare al contempo, un personaggio determinante e determinato che non lascia indietro il protagonista nei suoi momenti più bassi e non smette mai di metterlo davanti alle storture della sua vita, ed è inoltre protagonista di uno dei momenti più scioccanti del film. A seguire abbiamo Liev Schreiber e Vincent D'Onofrio, gangster ebrei tra il tarantiniano e lo scorsesiano, buffi e terrificanti; Regina King, carismatica come mai, che forse aiuta o forse depista il percorso del nostro protagonista con il suo ferreo carisma e l'infuocata presenza scenica e infine Griffin Dune nel ruolo apparentemente piccolo di Paul il barista che in realtà è l'intento manifesto di citare e proseguire la linea editoriale del Martin Scorsese di Fuori Orario. Non pedine di una scacchiera ma giocatori di una partita esagerata, grottesca e senza freni, in uno sport dove vince chi ha più voglia di sopravvivere, alle proprie disavventure e al proprio dolore. "Caught Stealing" racconta la versione estrema, la versione assurda e la versione più dura delle nostre disavventure, di quello che avremmo voluto avere e abbiamo perso, di quello che possiamo essere nel momento in cui lasciamo andare la zavorra del senso di colpa, e il fatto che riesca ad essere tutto ciò in 100 minuti di pastiche di cinema di genere, senza mai strabordare, senza mai fermarsi alla scelta più facile, lo rende indubbiamente un'ennesima rielaborazione autoriale di un genere da parte di uno dei registi più brillanti e schizzati degli ultimi vent'anni. 

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

https://www.threads.net/@cinema_isnotdead_