Challengers: fare cinema, parlare di cinema

13.05.2024

Challengers (2024), diretto da Luca Guadagnino, è l'esempio lampante (ormai raro) del fare cinema e del parlare di cinema.
Un triangolo amoroso racchiuso in un rettangolo costituito da regole ben precise che se conosciute possono essere rotte: piegate al potere delle immagini.

Challengers più che figlio del cinema di Bernardo Bertolucci è diretto discendente della frase di Jean-Luc Godard "Cinema lies, sport doesn't": rapporti interindividuali che si fondono con il contesto (Tennis) riproponendone il ritmo e la stessa percezione spaziotemporale.

Il Cinema mente, una relazione non può, nella realtà, avere il ritmo visivo di una partita tennistica ma può riproporne il concetto, semplificando il più possibile il fattore competizione (1 vs 1/ 2 vs 2). Il Tennis non mente, è uno contro uno o due contro due, il trio non è ammesso, così come il pareggio.

Justin Kuritzkes, marito di Celine Song (regista di Past Lives) scrive una sceneggiatura inscalfibile, che ha molti punti in comune con quella di Past Lives (il trio amoroso, il passato etc.) ma ambientazioni (Campo da Tennis vs. Città) e ritmi completamente diversi.

Luca Guadagnino prende la sceneggiatura di Kuritzkes e la fa sua, sovvertendo puntualmente le regole della narrazione convenzionale (soprattutto all'interno del campo da gioco).

Fare cinema e parlare di cinema: citare Jean-Luc Godard, Bernardo Bertolucci, Sergio Leone, François Truffaut, Pedro Almodóvar, Jonathan Demme e guardare alla contemporaneità varcando confini registici e non.

Challengers oltre che questo (tanto) è una lettera di lotta e resistenza contro la gravità (che vince sempre) e contro il tempo che porta via ogni cosa: quello che siamo stati, quello che siamo, quello che saremo.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)

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