Cronenberg e Burroughs: Desiderio, Carne e Tecnologia, La Macchina del Corpo

01.02.2025

In un angolo oscuro dell'immaginario, dove il corpo umano non è più sacro ma macchinato, deformato e manipolato, si intrecciano le visioni di William S. Burroughs e David Cronenberg. Questi due autori, di mondi e media diversi, si incontrano in un territorio che è tutto loro: il corpo come una macchina, il desiderio come un virus che corrode dall'interno, la tecnologia come strumento di controllo mentale e fisico. La loro collaborazione in Naked Lunch (1991), l'adattamento cinematografico di Cronenberg del romanzo di Burroughs, non è solo una transizione da pagina a schermo, ma un passaggio da un linguaggio disturbante a un altro, dove le pulsioni più oscure dell'animo umano emergono come un fiume di carne e inquietudine. Nel cinema di Cronenberg e nella scrittura di Burroughs, il corpo non è mai l'oggetto di desiderio, ma la sua sede: un campo di battaglia dove la carne non si fa più trasparente ma muta, si frammenta, diventa spazio di esperimenti, deformazioni e dissoluzioni. Il desiderio non è più un semplice slancio verso il piacere, ma un agente patogeno che prende il controllo, un virus che si insinua nel tessuto stesso della realtà. Se c'è una cosa che lega Cronenberg e Burroughs, è l'idea che la tecnologia non è mai neutra. Non è semplicemente uno strumento, ma una macchina che inietta desiderio, che crea dipendenza. Burroughs, nel suo universo allucinato, aveva visto nella tecnologia un sistema di controllo, un metodo per manipolare la mente e l'individuo, un modo per farci credere che siamo liberi mentre siamo prigionieri di una rete invisibile di desideri manipolati. La macchina è il veicolo del desiderio, ma anche la sua prigione. In The Brood (1979), Cronenberg esplora il desiderio come una forza incontrollabile che agisce non solo sulla psiche, ma sul corpo, e diventa la manifestazione fisica di traumi irrisolti. Qui, il desiderio di liberarsi dai conflitti interiori genera una prole mostruosa, una mutazione fisica che si materializza attraverso il corpo, un corpo che diventa il punto di fuga per i desideri repressi. La macchina che libera il desiderio è anche quella che lo distrugge, in un ciclo perverso che rimanda direttamente alle teorie di Burroughs sul controllo mentale e sulla manipolazione delle percezioni. In Crash (1996), questa visione della tecnologia come manipolatrice del corpo e del desiderio diventa esplicita. Le macchine, in particolare le automobili, sono non solo strumenti di trasporto, ma oggetti di desiderio, capaci di risvegliare pulsioni sessuali legate al pericolo e al trauma fisico. Il corpo umano non è più separato dalla tecnologia, ma in esso si fonde. I protagonisti di Crash cercano il piacere nel dolore fisico e nel rischio, in una perversione della sessualità che è tanto attrazione quanto distruzione.


I. Desiderio

Se c'è una cosa che lega Cronenberg e Burroughs, è l'idea che la tecnologia non è mai neutra. Non è semplicemente uno strumento, ma una macchina che inietta desiderio, che crea dipendenza. Burroughs, nel suo universo allucinato, aveva visto nella tecnologia un sistema di controllo, un metodo per manipolare la mente e l'individuo, un modo per farci credere che siamo liberi mentre siamo prigionieri di una rete invisibile di desideri manipolati. La macchina è il veicolo del desiderio, ma anche la sua prigione. In The Brood (1979), Cronenberg esplora il desiderio come una forza incontrollabile che agisce non solo sulla psiche, ma sul corpo, e diventa la manifestazione fisica di traumi irrisolti. Qui, il desiderio di liberarsi dai conflitti interiori genera una prole mostruosa, una mutazione fisica che si materializza attraverso il corpo, un corpo che diventa il punto di fuga per i desideri repressi. La macchina che libera il desiderio è anche quella che lo distrugge, in un ciclo perverso che rimanda direttamente alle teorie di Burroughs sul controllo mentale e sulla manipolazione delle percezioni. In Crash (1996), questa visione della tecnologia come manipolatrice del corpo e del desiderio diventa esplicita. Le macchine, in particolare le automobili, sono non solo strumenti di trasporto, ma oggetti di desiderio, capaci di risvegliare pulsioni sessuali legate al pericolo e al trauma fisico. Il corpo umano non è più separato dalla tecnologia, ma in esso si fonde. I protagonisti di Crash cercano il piacere nel dolore fisico e nel rischio, in una perversione della sessualità che è tanto attrazione quanto distruzione. La macchina, qui, non è più un'estensione della carne, ma una parte integrata del corpo stesso, un altro canale attraverso cui il desiderio si manifesta e si realizza, senza pietà. Burroughs aveva una visione radicale della mente umana, come una prigione, una macchina imprigionata dai desideri, dai condizionamenti sociali e dalle imposizioni del corpo. La droga, per lui, non era un semplice strumento di fuga, ma una modalità per entrare in contatto con una dimensione altra, un mondo parallelo dove la mente poteva esplorare la sua vera natura, libera da ogni forma di costrizione. La sua scrittura, spezzata, erratica e allucinata, come una scarica elettrica nel cervello, racconta un corpo che si disintegra sotto il peso dei desideri e dei traumi, senza mai riuscire a liberarsene. La disintegrazione fisica è la metafora perfetta per una società in decomposizione, in cui i corpi non sono più quelli di esseri umani, ma delle macchine al servizio di desideri che non sono mai veramente soddisfatti. Cronenberg, dal canto suo, ha tradotto questa visione della distorsione del corpo in immagini cinematografiche. In Videodrome (1983), per esempio, la televisione diventa la macchina che controlla il desiderio, che non solo manipola la mente, ma agisce direttamente sulla carne. Il corpo del protagonista, Max Renn (James Woods), si trasforma in un veicolo per il virus del desiderio, che arriva a fondere carne e tecnologia, a strappare la distinzione tra il reale e l'immaginario. Il suo corpo diventa il mezzo attraverso cui il desiderio viene veicolato, distorto e infettato: una visione del corpo umano come campo di battaglia per forze esterne che lo controllano, lo riplasmano e lo distruggono. Ma Naked Lunch è forse il film che meglio incarna questa fusione delle visioni di Cronenberg e Burroughs. Qui, la carne e la mente si confondono fino a diventare indistinguibili, mentre il protagonista William Lee (Peter Weller) si muove in un mondo di droghe, allucinazioni e mutazioni che non solo alterano la sua percezione della realtà, ma mutano anche la sua forma fisica, come se il corpo stesso fosse un oggetto manipolabile e irriconoscibile. Come nei romanzi di Burroughs, il corpo diventa un laboratorio di esperimenti psicotropi, un territorio dove i confini della psiche e della carne si annullano.


II. Carne e Tecnologia

Se c'è una cosa che lega Cronenberg e Burroughs, è l'idea che la tecnologia non è mai neutra. Non è semplicemente uno strumento, ma una macchina che inietta desiderio, che crea dipendenza. Burroughs, nel suo universo allucinato, aveva visto nella tecnologia un sistema di controllo, un metodo per manipolare la mente e l'individuo, un modo per farci credere che siamo liberi mentre siamo prigionieri di una rete invisibile di desideri manipolati. La macchina è il veicolo del desiderio, ma anche la sua prigione. In The Brood (1979), Cronenberg esplora il desiderio come una forza incontrollabile che agisce non solo sulla psiche, ma sul corpo, e diventa la manifestazione fisica di traumi irrisolti. Qui, il desiderio di liberarsi dai conflitti interiori genera una prole mostruosa, una mutazione fisica che si materializza attraverso il corpo, un corpo che diventa il punto di fuga per i desideri repressi. La macchina che libera il desiderio è anche quella che lo distrugge, in un ciclo perverso che rimanda direttamente alle teorie di Burroughs sul controllo mentale e sulla manipolazione delle percezioni. In Crash (1996), questa visione della tecnologia come manipolatrice del corpo e del desiderio diventa esplicita. Le macchine, in particolare le automobili, sono non solo strumenti di trasporto, ma oggetti di desiderio, capaci di risvegliare pulsioni sessuali legate al pericolo e al trauma fisico. Il corpo umano non è più separato dalla tecnologia, ma in esso si fonde. I protagonisti di Crash cercano il piacere nel dolore fisico e nel rischio, in una perversione della sessualità che è tanto attrazione quanto distruzione.


III. La Macchina del Corpo

Nel cinema di Cronenberg e nella letteratura di Burroughs, la realtà non è mai stabile, mai fissata: è un fluido che può essere deformato, manipolato e riscritto da chi ha il controllo dei desideri. E chi controlla i desideri? La tecnologia, le macchine, la mente che non sa più dove finisce e dove inizia il corpo. È un gioco di specchi in cui il corpo non è mai veramente nostro, ma un terreno di battaglia dove il desiderio è una forza che si radica nella carne, la deforma, la spinge alla perversione, alla mutazione. Crash, Videodrome, The Brood, The Fly: in ognuno di questi film Cronenberg esplora il corpo come una macchina desiderante, dove la tecnologia e la carne sono un unico fiume che scorre, contaminandosi a vicenda. Come Burroughs, Cronenberg non ci regala risposte, ma solo visioni: il desiderio è il motore di tutto, ma è anche la sua condanna, un ciclo che non si spezza mai. E nel mezzo di questo vortice, il corpo umano è ridotto a una macchina che corre verso il suo stesso annientamento.In Naked Lunch, la realtà stessa diventa un esperimento di laboratorio, dove il corpo e la mente sono sottoposti alla tortura del desiderio, e l'individuo, sebbene sembri libero di agire, è in realtà intrappolato in una rete che non ha né inizio né fine. Il film, come il romanzo, è un viaggio senza ritorno nell'abisso della mente umana, dove il corpo diventa un campo di battaglia per forze che non possiamo nemmeno comprendere. Burroughs e Cronenberg, con linguaggi diversi ma affini, ci mostrano che il desiderio non è mai semplice: è distorto, corruttivo, sfuggente, e sempre più difficile da controllare. La carne diventa la macchina, la macchina diventa il corpo, e il corpo, infine, non è più nostro. Eppure, in questa distorsione, in questa degenerazione, c'è una bellezza oscura: quella di un desiderio che non può mai essere soddisfatto, che non conosce limiti, che continua a trasformare, distruggere e rigenerare, in un ciclo eterno di carne e macchina.


Consigli di lettura:

  • David Cronenberg di Gianni Canova (Il Castoro, 1993)
  • L'immagine mutante. Il cinema di David Cronenberg di Riccardo Sasso (Falsopiano, 2018)
  • Una storia di violenza di David Cronenberg (Wudz, 2024)
  • Io sono Burroughs di Barry Miles (Il Saggiatore, 2016)
  • Fuorilegge della letteratura. La vita e i tempi di William Burroughs. di Ted Morgan (Ghibli, 2022)
  • Interviste di William Burroughs (Il Saggiatore, 2018)

Approfondimento a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)

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