ALTRE_VISIONI #01 - Una finestra dal cielo sui sistemi di uccisione di massa

05.10.2026

Mentre rileggo queste righe, tra una sigaretta e l'altra, il mio monitor è letteralmente diviso in due: l'interfaccia Word a sinistra, le immagini di un genocidio a destra. L'atto stesso di redigere questo primo episodio di ALTRE_VISIONI avviene sotto un vero e proprio bombardamento ottico: fotogrammi sgranati si sovrappongo a corpi estratti dalle macerie di Khan Yunis e Jabalya. Il mio sguardo non riesce a staccarsi. Mi scopro a correggere la sintassi mentre delle persone muoiono sotto le bombe israeliane.

NAZA deriva dall'espressione ebraica Nezek Agavi (נזק אגבי), un acronimo e termine gergo militare utilizzato dalle forze armate israeliane (IDF) per indicare i "danni collaterali", ovvero le vittime civili e i danni non intenzionali calcolati o stimati durante un'operazione militare. Una finestra satellitare sui sistemi di uccisione di massa si trasforma in una burocratizzazione del genocidio: le vite umane sono un margine d'errore tollerato all'interno di un algoritmo bellico.

Nicholas Mirzoeff in The Right to Look: A Counterhistory of Visuality:

"La visualità non è semplicemente l'insieme delle cose che si vedono, ma la costruzione dello sguardo che legittima il potere. La visualità militare classifica, separa e mappa lo spazio per rendere visibile solo ciò che il potere intende controllare. Reclamare il "diritto di guardare" significa opporsi a questa sovranità visuale."

La teoria critica del visuale ha individuato nella prospettiva satellitare il dispositivo principale di potere, Gaza ha segnato una cesura definitiva verso questo aspetto: il passaggio da umano-militare all'automatizzazione. Quale posizione assume l'immagine cinematografica al cospetto di una tragedia che possiede architetture software inaccessibili? Come affrontano la riconfigurazione registi e collettivi indipendenti?

Storicamente il cinema documentario, anche quello sulla Palestina, ha privilegiato l'altezza d'uomo, quindi il primo piano, la materia delle macerie, il corpo come resistenza politica. Da un pò di anni a questa parte la produzione documentaria e d'inchiesta ha virato su una rappresentazione visiva da drone, fotogrammetria, cartografia satellitare. 

Nel pluripremiato No Other Land (Basel Adra, Yuval Abraham, Hamdan Ballal e Rachel Szor, 2024), la cancellazione territoriale di Masafer Yatta avviene mediante la misurazione dello spazio. La macchina da presa rende accessibile la geometria del paesaggio: la griglia militare si sovrappone a quella rurale.

Precedentemente, in prospettive teoriche affini, anche Gaza (Garry Keane e Andrew McConnell, 2019) e Gaza Surf Club (Philip Gnadt e Mickey Yamine, 2016) avevano intuito la doppia valenza dello sguardo dall'alto: estetica della vertigine e del confine marino come unica libertà praticabile in contrapposizione alla claustrofobia data dal blocco aereo e marino.

L'immagine aerea nel cinema documentaristico cessa di diventare raccordo geografico o rappresentazione visiva ma prende le sembianze di prova forense inconfutabile. Quindi ribaltare il senso del drone nemico: non tracciare il bersaglio ma archiviare e documentare lo sfaldamento tipografico.

Dal punto di vista teorico l'aspetto più complesso da analizzare riguarda la visualizzazione dell'invisibile: mostrare la mano di un attacco quando è preceduto da una decisione calcolata in millisecondi da un codice informatico.

NAZA (Yuval Abraham, Rachel Szor, 2026) pone l'attenzione proprio su questo aspetto, legato profondamente con il reportage pubblicato su +972 Magazine e Local Call, affronta in modo frontale e asciutto l'impiego dei sistemi targeting basati sull'intelligenza artificiale, quali Lavender e Habsora ("Il Vangelo"). Come già rivelato da Yuval Abraham in Lavender, The AI machine directing Israel's bombing in Gaza:

"L'esercito israeliano ha sviluppato un programma basato sull'intelligenza artificiale noto come "Lavender", progettato per contrassegnare gli individui come bersagli. Durante le prime settimane di guerra, la macchina ha operato con una supervisione umana minima, che serviva essenzialmente da "timbro di approvazione" di circa 20 secondi per ciascun bersaglio."

Il documentario analizza un processo attraverso cui l'algoritmo processa i dati e attribuisce un punteggio numerico di rischio collaterale per ciascun abitante. La figura umana viene dunque ridotta a variabile all'interno di una funzione. Abraham sottolinea come la soglia NAZA sia stata riparametrata dall'intelligence israeliana:

"A differenza della prassi precedente, l'esercito ha autorizzato formalmente l'uccisione di decine di civili palestinesi per ogni bersaglio di basso livello identificato dall'IA, allargando drasticamente la soglia di ciò che viene burocraticamente definito "danno collaterale".

La finestra dal cielo cinematografica smantella così il mito militare della "precisione chirurgica", mostrando come la tecnologia operi in aiuto e automatizzi il genocidio, senza le camere a gas naziste ma con lo stesso imprinting industriale.

La routine della colazione dovrebbe restituire un senso di normalità, ma basta posare lo sguardo sullo smartphone per spezzare l'illusione. Tra le notifiche di lavoro e messaggi personali, compaiono le ultime notizie da Gaza e dal popolo palestinese: un'altra notte di bombardamenti. Tento di consumare la colazione in silenzio ma il contrasto è intollerabile. 

In contrapposizione all'estetica militare, l'intera produzione audiovisiva indipendente ha sviluppato una sua personale contro-narrazione. Questa contro-narrazione parte sicuramente dalla modellazione 3D e dall'architettura forense del collettivo Forensic Architecture.

Il collettivo Forensic Architecture, teorizzato da Eyal Weizman e tradotto in opere come Knock on the Roof (2014), trasforma il montaggio cinematografico in un laboratorio sperimentale di analisi spaziale. Come spiega Eyal Weizman in Forensic Architecture: Violence at the Threshold of Detectability:

"Quando la violenza si consuma al di sotto della risoluzione delle immagini satellitari, il pixel diventa il campo di battaglia. L'architettura forense opera proprio sulla soglia di rilevabilità: laddove la risoluzione degrada l'immagine, la nostra analisi cerca di ricostruire la realtà materiale della distruzione."

Sincresi tra video amatoriali, ombre solari, modelli tridimensionali di crollo, il lavoro di Forensic Architecture a Gaza ricostruisce traiettorie di vettori d'attacco, rendendo i pixel sfocati delle ricognizioni satellitari delle prove processuali assolute.

La scelta formale evidenzia la teoria della distanza anestetizzante di W.J.T. Mitchell (Cloning Terror: The War of Images, 9/11 to the Present):

"Le immagini nella guerra contemporanea non sono solo la registrazione degli eventi, ma parte integrante del sistema d'arma. Lo sguardo aereo e la sorveglianza droni creano un'astrazione visiva in cui la distanza fisica anestetizza la percezione dell'impatto reale."

Macchine in fila al semaforo. Persone che spingono i carrelli tra le corsie di un supermercato, famiglie che possono scegliersi la cena. Cammino ma la mente rimane incastrata. Guardo le persone attorno a me, immerse nelle loro incombenze quotidiane e avverto una disconnessione profonda. La luce del tramonto tagliata dai cavi dell'elettricità inquadra un aereo di linea che passa alto nel cielo: per un millesimo di secondo, prima ancora di ragionare, il mio pensiero va subito al ronzio dei droni che a Gaza non smette mai. Scrivere diventa l'unico spazio dove posso rielaborare questo cortocircuito continuo tra la serenità del mio quotidiano e il genocidio che si consuma in diretta.

Il mutamento visivo di Gaza non deve essere analizzato come evento bellico: rappresenta banco di prova per il riconoscimento di uno sterminio di massa, dove la sorveglianza e l'algoritmo definiscono i confini della violenza statale.

Il compito del cinema critico risiede nella capacità di sovvertire l'ordine dello sguardo. Se un dispositivo riduce il territorio a mappa di calore e l'essere umano a danno collaterale, la cinepresa ha la responsabilità di de-automatizzare la visione: scendere dalla fredda astrazione e tornare alla complessità del corpo, all'interno della memoria dell'ultima presenza umana.

Nessuna conclusione, nessuna consolazione: solo il buio del display che riflette il mio volto, fuori dalla finestra il silenzio indifferente del mio paese. Mi accendo un'altra sigaretta.

ALTRE_VISIONI è scritto da Gianluca Ceccato

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