Semplice, non banale: il ritorno dei Fantastici Quattro

"The Fantastic Four: First Steps" è il 37esimo film del MCU e per assurdo risulta uno dei più unici, divertenti, colorati e completi. Grazie all'escamotage multiversale, il film è ambientato in una terra tutta sua, libera dai collegamenti con altri film, libera di esprimersi con un'estetica smaccatamente fumettosa, kitsch e deliziosamente retrò. Un potenziale specchietto per le allodole che invece si rivela dimensione basilare e fondamentale per raccontare il quartetto ed il suo rapporto con questo mondo inesplorato. Dopo 20 anni, è stata trovata la chiave di volta per adattare questi personaggi così iconici e così difficili da portare sul grande schermo, e questa chiave di volta, per assurdo che possa sembrare, è la semplicità. Una semplicità che mette al centro una dinamica familiare umana, spontanea e sincera, nata dalla perfetta alchimia di un cast finalmente affiatato e brillante, dove ognuno dei quattro riesce a spiccare e a lasciare un segno, anche quando la narrazione concede poco spazio. L'altra faccia di questa rinfrescante semplicità si rivela in una forse eccessiva prudenza, che nella paura di sbagliare un film così importante per il franchise, nel timore di indisporre un pubblico che non sa mai quello che vuole ma che è sempre deluso, propone un canovaccio basilare, elementare, che fa spiccare tutti gli elementi migliori e lenisce i vari problemi, ma fa peccare di mancato coraggio una pellicola che è sempre ad un passo dal clamore e dalla grandezza (stavolta raggiunti dalla concorrenza). Questo vuoto di audacia viene colmato quasi del tutto da una messa in scena a dir poco mozzafiato, dei poteri, dei luoghi e delle situazioni cosmiche e mirabolanti che i Fantastici Quattro affrontano nel corso della pellicola. Non reinventa la ruota come altri film di recentissima uscita hanno fatto per il filone, ma si prende la briga di oliare bene e far ripartire un meccanismo sempre vicino al blocco e all'inceppo, restituendo un puro senso di meraviglia tipico dei fumetti, presentando non solo dei giocatori per le prossime grandi partite (hype per Doomsday) ma raccontando una vicenda familiare lunga un anno, dove la dimensione supereroistica diventa metafora dei cambiamenti più repentini e spaventosi della nostra vita, di quanto anche i più forti e i più intelligenti siano impreparati per proteggere loro stessi e i più cari dai pericoli di "ciò che verrà dopo" e del fatto che solo insieme si sopravvive all'imminenza dell'ignoto. Insomma, a esser semplice è semplice, ma ancora una volta ricorda quanto sia sbagliato confondere la semplicità con la banalità.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)