Dal Vangelo secondo Furiosa

Quella sabbia, quel sangue e quel gasolio, che furono effettivo e metaforico carburante per le due ore di inseguimento, di puro movimento portate sullo schermo in Mad Max: Fury Road, qui diventano denso inchiostro su cui George Miller bagna la sua penna per scrivere il suo Nuovo Testamento Infuocato: Furiosa: A Mad Max Saga è una Bibbia della vendetta che in cinque libri racconta la genesi di un mito destinato a segnare il cinema che la seguirà.
Se il capolavoro sempiterno del 2015 era una fusione tra Buster Keaton e David Lean, grandi immagini in un movimento costante, qui abbiamo una crasi tra Charlie Chaplin e John Ford, un lungo racconto, una grande mitopoiesi che procede nei 148 minuti come un treno dal lungo tragitto.
Mai noiosi nei tempi, mai pachidermico nel ritmo, il film esplora i misteri e le leggende di un mondo distrutto, logoro e affamato di speranza, prendendo due punti di vista identici ma agli estremi opposti: protagonista e antagonista sono due gusci vuoti, due persone dall'anima scavata e lo sguardo così glaciale da non spezzarsi nemmeno con il caldo rovente della terra desolata che abitano.
In un susseguirsi di viaggi, catture, razzie e vendette Shakespeariane, questi due poli identici si scontreranno barbaramente, creando storie su storie sulle loro macabre imprese, pur di non cedere o non abbandonare quel minuscolo seme di umanità che disperatamente vuole germogliare.
Anya Taylor-Joy e Chris Hemsworth, oltre a toccare vette mai raggiunte nelle rispettive carriere, plasmano l'epica e la tragedia di due icone, un samurai monco e solitario alla ricerca di una casa e un clown che ride e piange incessantemente le sue perdite e con le sue lacrime inonda il mondo intero.
Sono due icone degli anni 20, del secolo passato e presente, sono i perni attorno i quali si direziona la bussola del racconto, ma non solo di questo film, di tutti e 45 gli anni che questa saga ha riempito.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)