Guardiani della Galassia Vol.3 - Dog Days are Over

Cos'è che rende i Guardiani della Galassia così speciali? Cos'è che rende la trilogia a loro dedicata all'interno del Marvel Cinematic Universe (MCU) così unica da accentrare l'interesse verso le loro avventure? La saga dei Guardiani della Galassia ha attraversato quasi un decennio dell'MCU, e in questo decennio abbiamo imparato a conoscere e amare i personaggi portati al successo da James Gunn, regista e sceneggiatore di tutti e tre i film. Se con Guardiani della Galassia Vol.1 (2014) abbiamo assistito alla formazione di una famiglia allargata e con Guardiani della Galassia Vol.2 (2017) alla consolidazione di questa famiglia, è tramite Guardiani della Galassia Vol.3 (2023) che veniamo a conoscenza del vero nucleo pulsante dell'intera trilogia. Il nucleo pulsante di Guardiani della Galassia Vol.3, e a ruota di tutta la saga, è la ricerca di un ponte identitario tra passato e presente, un ponte che ha portato la formazione dei Guardiani della Galassia a scegliere una famiglia, un gruppo che rappresentasse in toto il loro rifugio da un passato doloroso.
Fin dalle prime inquadrature di Guardiani della Galassia Vol.3 il tema dell'identità è lampante: una gabbia colma di procioni. Stacco. Un uomo fuori fuoco si avvicina a questa gabbia. Stacco. I procioni indietreggiano, tranne uno. Stacco. La mano dell'uomo fuori fuoco si avvicina a questo procione senza paura. Stacco. Un primo piano del procione. Stacco. Con un piccolo timelapse sul volto del procione, dal passato veniamo catapultati al presente, quel procione è ovviamente Rocket, che ricorda un passato pieno di dolore e segnato dagli esperimenti sul suo corpo (l'altro tema di Guardiani della Galassia Vol.3 è quello dei test sugli animali, ma ci torneremo in seguito). A questo punto assistiamo, sulle note di Creep dei Radiohead in versione acustica, a una delle sequenze d'apertura più belle degli ultimi anni, non solo esteticamente, ma anche e soprattutto per il valore che assume internamente alla narrazione.
"But I'm a creep, I'm a weirdo. What the hell am I doing here? I don't belong here."
Le parole di Creep dei Radiohead risuonano in tutto l'ambiente, richiamando all'ordine i membri dei Guardiani della Galassia. "Ma sono una persona sgradevole, sono uno strano. Cosa diavolo sto facendo qui? Io non appartengo a questo posto." James Gunn non ha mai trattato i Guardiani della Galassia come dei supereroi ma piuttosto come dei superfreaks, allontanando la saga dai lidi dell'MCU e facendola approdare, con le dovute precauzioni, nel filone di Freaks (1932) di Tod Browning, con il quale condivide il tema della freak famiglia come comunità, gruppo dagli ideali inscalfibili. Non solo Rocket è veicolo del tema identitario, ma tutti i Guardiani della Galassia: Gamora (che non è più la Gamora degli scorsi due film, ma una versione precedente a Vol.1) è alla ricerca della propria casa, una casa dove sentirsi libera, dove poter accettare il proprio passato. Drax è diviso tra il continuare a essere il distruttore e l'essere padre, educatore. Peter, segnato dall'amore ormai non più corrisposto da Gamora, è conteso tra l'appropriazione di un amore perduto e il tornare all'ovile, una Terra dove forse un parente lo attende. Mantis, che sa di non appartenere, di non avere più legami con il passato, e quindi decide di recuperarli. Nebula, che non ha mai fatto pace con il suo passato di violenze (e anche qui esperimenti), decide di provare a gestire un modello societario che annulli queste violenze. Groot che, no vabbè, in realtà è l'unico in pace con sé stesso.
L'altra faccia di Guardiani della Galassia Vol.3 è quella dei test sugli animali, test che seppur edulcorati e differenti rispetto a quelli che conosciamo nella realtà, ne mantengono l'atmosfera, arrivando dritti allo spettatore, come un pugno in faccia. Il villain che perpetra questi esperimenti, l'Alto Evoluzionario, si fa metafora della malvagità (in)umana, non solo rappresentando gli esperimenti sugli animali, ma ricordando per certi versi anche il nazismo. Lo scopo ultimo dell'Alto Evoluzionario è quello di creare la specie perfetta, una specie pacifica e superiore, questo non può che ricordare Adolf Hitler e le deportazioni nei campi di concentramento, oltre che gli esperimenti del medico nazista Josef Mengele. Qui lo scontro ideologico interno ai Guardiani della Galassia Vol.3 si fa preponderante, comunismo(?) contro nazismo(?), restando con i piedi per terra diciamo che lo scontro è tra comunità e isolamento.
"Run fast for your mother, run fast for your father. Run for your children, for your sisters and brothers. Leave all your love and your longing behind. You can't carry it with you if you want to survive."
Il finale-festa di Guardiani della Galassia Vol.3 con Dog Days are Over di Florence + The Machine fa da contraltare all'opening con Creep dei Radiohead in versione acustica. "Corri veloce per tua madre, corri veloce per tuo padre. Corri per i tuoi bambini, per le tue sorelle e fratelli. Lascia indietro il tuo amore, tutti i tuoi sentimenti. Non puoi portarli con te se vuoi sopravvivere." Un inno a non lasciare indietro nessuno, se non l'amore e i sentimenti che fanno parte del nostro passato, perché soltanto lasciando indietro quelli siamo in grado di riconoscere chi ci sta accanto per quello che è, non per legame di sangue ma per amore, la famiglia che ogni giorno ci scegliamo e ci sceglie.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)