I pionieri - Recensione

28.04.2023

Nell'anno 1990, a ridosso della fine della Guerra Fredda, il mondo sta cambiando e insieme a lui il PCI, maggiore partito comunista dell'Europa occidentale, diretto verso lo scioglimento. Siamo a Comiso, un piccolo comune della Sicilia in cui «si contano più parrocchie che abitanti» dove il tredicenne Enrico trascorre l'adolescenza accompagnato dall'amico Renato. Entrambi figli di un'educazione comunista, fanno quotidianamente i conti con le restrizioni che ciò comporta: niente di riconducibile alla cultura del consumo è permesso, e ovviamente niente sacramenti, pur vivendo in una delle regioni più cattoliche d'Italia.

Se il contesto educativo però non è risultato respingente per Renato che, come i genitori, è un'attivista comunista convinto, al contrario Enrico vorrebbe un'adolescenza come tutte le altre e vacanze al mare come quelle di tutti gli altri. Di fronte alla possibilità di un'estate in visita alle sezioni del partito al fianco del padre, Enrico pianifica una fuga insieme all'amico, altrettanto affranto all'idea di trascorrere del tempo nella casa toscana dei cugini: i due rifonderanno il campeggio dei pionieri, gruppo scout comunista. A causa di un incontro fortuito a loro si aggiungerà anche il bullo della scuola, Vittorio Romano, figlio del rappresentante di destra della cittadina. Il gruppo però sarà al completo solo quando insieme a loro campeggerà Margherita, giovane scout italiana figlia di militari americani, e sfuggita al campeggio della base militare statunitense.

I pionieri è il primo lungometraggio del regista Luca Scivoletto, autore dell'omonimo libro pubblicato nel 2019. Il film, attraverso i toni della commedia, costruisce un'atmosfera che coinvolge profondamente lo spettatore e mantiene acceso il suo interesse per tutta la durata della vicenda. Il clima nostalgico ma allo stesso tempo leggero e mai retorico, supportato da una scrittura fresca e pungente e dalla bravura di tutti gli interpreti, dà vita a un ritmo veloce e molto fluido. I giovani protagonisti, nel corso della loro avventura, si fanno veicolo di un messaggio storico-politico. Nel gruppo di avventurieri, infatti, si racchiude la fine delle grandi ideologie novecentesche. Il ricambio generazionale porta con sé nuove prospettive di vita e questo è visibile sin dall'inizio nelle differenze tra Enrico e Renato: i due condividono il contesto di provenienza ma mentre Renato sposa lo stile di vita dei genitori e porta avanti la loro parola, Enrico convive con i consigli dello spettro di un Berlinguer un po' stanco e confuso, del quale però vorrebbe fare a meno.

Inoltre, nel caso di Renato, la scelta di essere comunista è anche riconducibile alla perdita del padre e alla sua rielaborazione del lutto attraverso la riproposizione della figura politica paterna, colmando così l'assenza di un riferimento maschile in famiglia, vestendo il costume dell'attivista comunista. A livello narrativo, nel contesto della loro amicizia, la politica in realtà si rivela essere del tutto ininfluente ed è per questo che Enrico e Renato, superata la diffidenza iniziale, potranno stringere un'alleanza con Vittorio Romano, e per lo stesso motivo Enrico si sentirà libero di innamorarsi di una giovane americana pur consapevole che nel mondo «quasi sempre è colpa degli americani».

In un mondo diviso tra due blocchi politici e ideologici – sovietico e americano – e in un'Italia divisa tra rosso e nero, i piccoli protagonisti percorrono il loro cammino verso l'età della consapevolezza, usando la rifondazione dei pionieri in realtà solo come pretesto per fare un'esperienza di vita indipendente, lontana dagli occhi e dalle imposizioni dei genitori e quindi, anche dalla conflittualità politica. Enrico e Renato non sono i pionieri del nuovo comunismo, che è destinato a dissolversi, ma insieme a Margherita e Vittorio raggiungono una nuova consapevolezza individuale e diventano i pionieri di una nuova generazione, una generazione in cui la vita politica avrà un sapore molto lontano da quello che ha caratterizzato la loro infanzia.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)

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