Il cinema non è morto, siamo morti noi

Il cinema non è morto, siamo morti noi. La frase precedente è da prendere con le pinze, con questo non dico sia falsa ma è semplicemente rischioso dire a uno che si crede vivo che in realtà è morto. Lo prendi di sprovvista questo morto che cammina, potrebbe compiere delle stupidaggini. Io so di essere stato vivo e so per certo che è il cinema ad avermi aiutato in tutti questi anni, a vivere degnamente in un tempo che sento scorrere sempre più veloce sotto ai piedi. Di questo devo ringraziare i miei genitori che mi hanno trasmesso la passione per il cinema. Sono nato il 6 maggio 1997 e il 19 dicembre 2003 sono entrato per la prima volta in una sala cinematografica. Il film era Master and Commander : Sfida ai confini del mare, forse non il più riuscito tra i film di Peter Weir, ma in ogni caso quel giorno sono nato una seconda volta. Il buio della sala, la paura e poi la luce. Da lì in poi una sequela di grandi pellicole, in ordine di apparizione: The New World di Terrence Malick nel 2005, Alexander di Oliver Stone sempre nel 2005, La promessa dell'assassino di David Cronenberg nel 2007. Quest'ultimo film è stato il crocevia della mia passione cinematografica, Cronenberg oltre a essere diventato uno dei miei registi preferiti, nel 2007 mi ha fatto capire quanto il cinema possa essere potente. Un cadavere, il personaggio di Viggo Mortensen che lo scruta, le dita tagliate una ad una per privare dell'identità quel corpo inerme. I miei genitori mi hanno portato ovviamente fuori dalla sala, io di mio non è che me ne volessi andare. In quel momento non capii appieno la forza di quella scena, violenta certo, ma con delle connotazioni metaforiche che vanno oltre la violenza fine a sé stessa. Quel corpo senza vita siamo noi spettatori, sempre più martoriati e privati dell'identità. In questi anni abbiamo sentito dire più volte che il cinema è morto o è destinato a morire, senza capire che quel destino è riservato a noi mortali. Il cinema non è la sala cinematografica, non è l'Home Video, non è una piattaforma streaming, è un luogo dove proiettare il ricordo. Il ricordo non ha bisogno della tecnologia, il ricordo è immortale. Abito in Friuli Venezia-Giulia, più precisamente in un paesino che si chiama Muzzana del Turgnano, in provincia di Udine. Poco tempo fa ho scoperto dell'esistenza, in passato, di una sala cinematografica all'interno del mio comune di residenza. La struttura della sala cinematografica del mio paese è ovviamente morta, ma rimarrà per sempre il sentore, la traccia del cinema, non come fantasma ma come ombra proiettata verso il futuro. Un'ombra che si autoproietta non ha bisogno di noi per funzionare, ma ha bisogno di essere osservata e capita. Il cinema non è morto e se pensiamo che sia morto in realtà siamo morti noi, noi che non capiamo, noi che probabilmente non capiremo mai.
Lettera di Gianluca Ceccato tratta da CINEMA IS NOT DEAD! Vol.1: Dal bianco e nero al colore, disponibile su Amazon dal 9 settembre 2024.