Anteprima: Il robot selvaggio è uno dei migliori film targati Dreamworks

03.10.2024

Nessuno ci ha ordinati. Siamo venuti al mondo in una dolorosissima tempesta di caos fisico ed emotivo, i nostri primi minuti in questo mondo sono confusi e spaventosi, non riusciamo nemmeno ad articolare il profondo trauma che è esistere, eppure non appena ci rendiamo conto di poter usare uno dei nostri sensi principali, di poter semplicemente guardare la persona che ci sta permettendo di stare al mondo e a noi stessi, è lì che cominciamo a vivere. Il Robot Selvaggio vede la vita non come creazione, generazione di un ulteriore organismo, come nascita, ma come un casuale incontro, burrascoso, tra elementi contrastanti e, in apparenza, inadatti alla convivenza, che progressivamente, prendendosi l'impegno reciproco di conoscere le proprie esigenze, ammettere le proprie "nature" e condividere tutti i bisogni e le necessità fisiche ed emotive, formano un nucleo familiare tanto "innaturale" quanto definitivo. La Dreamworks presenta uno dei loro film migliori adattando un famoso racconto per bambini come se questi ultimi dovessero già capire tutte le complessità e i grigi del nostro mondo. La cosa assurda è che ci riesce, con dei simpatici animaletti parlanti che incontrano il buffo e dolcissimo robot, che a suon di scherzi e birbonate riusciranno ad unirsi con un mai definito potere dell'amicizia. Il film introduce nei suoi magistrali primi 20 minuti un ecosistema brutale, cinico, naturalmente prono alla sopravvivenza del più forte, dove la comprensione e l'empatia ti si ritorcono sempre contro, ma non per cattiveria, per natura stessa. I cambiamenti e le evoluzioni non riguardano solo i singoli personaggi, che ovviamente raggiungeranno picchi climatici che strapperanno il cuore e distruggeranno i dotti lacrimali anche del più cinico maledetto infame presente nel pubblico tante sono la purezza e la delicatezza di certe sequenze, ma coinvolgono l'intero ecosistema, che per sopravvivere deve necessariamente cambiare e per crescere deve capire. Cambiare e capire grazie all'intervento di un robot, di uno strumento ad uso e consumo degli altri che si fa individuo fatto di desideri e affamato di contatto, che quella gentilezza e quell'empatia tanto banali e utili solo a farti ammazzare, sono in realtà le sole cose utili per sentirsi vivi, per coesistere e andare avanti.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

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