Il sol dell'avvenire - Una (non) recensione

«Cosa rappresento?» è forse questa la domanda che più attraversa il cinema di Moretti, da Io sono un autarchico (1976) a Palombella Rossa (1989), passando per Caro Diario (1993), Aprile (1998) e il Nanni Moretti più defilato degli anni duemila. Un Moretti accompagnatore quello del nuovo millennio - tranne nei casi documentaristici come Santiago, Italia (2018) - ma mai stanco di giocare con il cinema. Nel periodo '76-'89 il cinema morettiano si è basato sull'accentramento della sua figura (sistema con un centro fisso) all'interno delle pellicole, basti pensare al suo alter ego Michele Apicella, plasmando un rapporto esistenziale tra autore e personaggio. Dal '89 in poi Nanni Moretti ha accantonato Michele Apicella: prima interpretando sé stesso in ben due film, Caro diario e Aprile, poi disgregando la sua figura, facendo proprio, in qualche modo, l'insegnamento di Brecht contenuto in L'acquisto dell'ottone (testo teorico incompiuto di Bertolt Brecht).
In L'acquisto dell'ottone Brecht teorizza due modelli di teatro (che noi porteremo cautamente in ambito cinematografico): il modello giostra e il modello planetario. Il modello giostra si fonda sulla concezione tolemaica dell'universo, un sistema con un centro fisso (Apicella-Moretti), centro intorno al quale tutto ruota. Il modello planetario assume le conseguenze della rivoluzione copernicana e propone l'idea di un centro sempre ridefinito e rideterminato (Moretti post '98). Partendo da questi due modelli si potrebbe provare a teorizzare due filmografie morettiane: la filmografia dell'accentramento e quella del farsi da parte. La filmografia morettiana dell'accentramento inizia da Io sono un autarchico e finisce (per ora, seppur ibridata) con Il sol dell'avvenire, la filmografia morettiana del farsi da parte inizia con La stanza del figlio (2001) e finisce (sempre per il momento) con Tre Piani (2021). Due filmografie, una in cui Nanni Moretti (Michele, Giovanni) è accentratore e giudice e l'altra dove accompagna, resta al fianco dei personaggi che crea senza mai fissare un centro.
Il sol dell'avvenire ripropone nel 2023 il primo modello, quello dell'accentramento, rispondendo in qualche modo a chi voleva un ritorno al passato di Moretti. Ma Il sol dell'avvenire non è solo questo, è anche un tentativo di ibridazione tra la filmografia dell'accentramento e quella del farsi da parte, cosa che non trova però un suo equilibrio, perchè Moretti se è protagonista è anche arbitro del suo stesso film. A differenza di 8½ (1963) di Federico Fellini (citato all'interno della pellicola nella scena della sala cinematografica), Il sol dell'avvenire non è la storia di un regista in crisi, anzi, Giovanni, il protagonista del film, è un regista che sogna tre film (uno è in produzione): un film sullo smarrimento dei comunisti italiani durante l'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica, un film basato su Il nuotatore (1964) di Cheever e una storia d'amore raccontata attraverso le grandi canzoni italiane (Tenco, De Andrè, Battiato). L'aspetto incredibile della nuova pellicola di Nanni Moretti è che tutti e tre i film (più il film vero e proprio) sono presenti all'interno de Il sol dell'avvenire, creando quattro livelli di lettura indissolubilmente legati tra loro.
Il primo livello di lettura del film è quello legato alla vita di Giovanni, un regista che non è in crisi di idee ma in difficoltà con la moglie Paola e l'esistenza in generale. Il secondo livello è quello legato alla pellicola che Giovanni sta girando, che racconta la storia della crisi del comunismo italiano al tempo dell'Ungheria invasa. Il terzo livello è quello legato al romanzo Il Nuotatore di John Cheever, dal quale Giovanni vorrebbe trarre un film, che narra la storia di un nuotatore che attraversa a nuoto un'intera contea. Il quarto livello è quello legato alla storia d'amore raccontata attraverso le canzoni italiane. Come si uniscono e completano tra loro tutti questi piani di lettura? La vicenda di Giovanni, regista prolifico ma in difficoltà con la moglie, abbraccia l'intero spettro di storie, insinuandosi nelle difficoltà del comunismo italiano, attraversando lo spazio e il tempo come Il Nuotatore di Cheever, giungendo alla storia d'amore, che in fin dei conti è la storia d'amore di Giovanni e Paola, ora in difficoltà ma un tempo innamorati della vita, del cinema, della politica e della letteratura.
Il sol dell'avvenire è tutto questo, il riproporsi allo spettatore di Nanni Moretti, in un mondo «dove tutto finisce», decide di rappresentare un tempo che va troppo veloce per essere fermato, in un commiato dei temi e delle figure del suo cinema. «Cosa rappresento?» Giovanni/Nanni Moretti pensa sopra ad una sedia, guarda il mondo dal cappio, poi scende. Nessun suicidio. Uno sguardo in camera mentre il cinema cambia la storia, la nostra storia. Questa non è una recensione de Il sol dell'avvenire, è piuttosto un'invito, l'invito è quello di andare al cinema e farvi la vostra opinione sull'opera di un autore che ha attraversato mezzo secolo di cinema italiano, lasciando il segno come pochi altri. «Continuiamo così, facciamoci del male».
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)