INTERMUNDIO: la prima produzione sperimentale CINEMA IS NOT DEAD!

09.02.2026

Intermundio nasce in un luogo che non ha coordinate stabili. Non è un punto d'arrivo né una partenza, ma una zona intermedia, un respiro che si ferma prima di diventare parola. È un cortometraggio sperimentale che non cerca di spiegare, ma di sostare. Di rimanere nel tempo fragile in cui il senso non è ancora forma, e la forma ha già iniziato a dissolversi. Diretto da Gianluca Ceccato e prodotto da CINEMA IS NOT DEAD! con la collaborazione di Alessandro della Porta, Intermundio è un atto di ascolto più che di affermazione. 

Ascolto del vuoto, dei margini, delle crepe invisibili che attraversano i corpi e le immagini. Il cortometraggio si muove come un'ombra consapevole di essere tale: non occupa lo spazio, lo sfiora. Non impone una visione, la lascia emergere lentamente, come polvere illuminata da un raggio obliquo. Liberamente tratto da Gli uomini vuoti di T. S. Eliot, Intermundio non traduce il poema in immagini: ne accoglie il battito sotterraneo. Quella condizione di esistenza rarefatta, fatta di intenzioni senza gesto, di pensieri che non diventano azione, di umanità sospese in una perenne attesa di compiersi. Gli uomini di Eliot non gridano, non crollano: sbiadiscono. 

Allo stesso modo, i personaggi di Intermundio sembrano attraversare il mondo senza lasciare impronte, come se ogni passo fosse già un'eco. Il tempo nel film non scorre: si deposita. Le immagini non avanzano: insistono. Il suono non accompagna: scava. Intermundio è fatto di intervalli, di pause cariche, di silenzi che non sono assenza ma accumulo. Ogni inquadratura è una soglia, ogni gesto un tentativo incompiuto. Il corpo diventa paesaggio mentale, lo spazio diventa stato emotivo. Non c'è una trama da seguire, ma una condizione da abitare: quella dell'essere "tra", dell'esistere nel margine, in quella fenditura sottile dove il senso non è ancora morto ma non riesce più a nascere.

È un cortometraggio sull'impossibilità di concludere, sull'imbarazzo dell'esistere, sulla fragilità di una coscienza che osserva se stessa mentre si consuma. Un'opera che lavora per sottrazione, che elimina il superfluo per lasciare affiorare ciò che resta quando tutto il resto è stato tolto: lo sguardo, il vuoto, l'attesa. Intermundio non offre risposte. Non promette catarsi. Non cerca consolazione. È un attraversamento lento, una veglia, una forma di resistenza poetica. Un luogo in cui restare ancora un momento, prima che qualcosa finisca — o ricominci. 

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News a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato, Alessandro Della Porta)

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