Intervista #1 Katiuscia Tomei: Aquicorto, il festival del cinema breve che diventa motore culturale per L’Aquila

Alla sua terza edizione, Aquicorto si conferma molto più di un semplice festival: è uno spazio di sperimentazione, confronto e crescita per il cinema breve, capace di mettere in dialogo il territorio con una scena internazionale sempre più ampia. In questa intervista, Katiuscia Tomei racconta l'evoluzione del progetto, il valore della rete costruita intorno al festival, il ruolo del cinema nel sensibilizzare sui temi sociali più urgenti e la visione di un evento che ambisce a diventare un investimento culturale stabile per la città e per le nuove generazioni di filmmaker.
Parte 1: Il Festival e la Macchina Organizzativa
Katiuscia, siamo arrivati alla terza edizione di Aquicorto. Guardando indietro, come si è evoluto il festival dalla sua nascita a oggi e quali sono le sfide principali di quest'anno?
Guardando indietro, Aquicorto ha vissuto una crescita costante e significativa. Nato con l'obiettivo di valorizzare il cortometraggio come forma espressiva contemporanea e di promuovere il dialogo culturale attraverso il cinema, il Festival ha esordito nel luglio 2024 nel cuore dell' Aquila, ottenendo fin da subito un ottimo riscontro di pubblico e critica. La seconda edizione ha consolidato il percorso intrapreso, rafforzando la presenza del festival nel panorama culturale cittadino e ampliandone la rete di collaborazioni e il riscontro mediatico, anche grazie al supporto di media partner nazionali e di settore. Un passaggio fondamentale è avvenuto proprio dalla seconda edizione, quando Aquicorto è diventato ufficialmente un Festival internazionale, aprendo le selezioni a filmmaker di tutto il mondo attraverso la piattaforma FilmFreeway. Questo ha segnato un'evoluzione importante, ampliando l'orizzonte progettuale e portando a L'Aquila opere e talenti internazionali, italiani e abruzzesi. Le sfide principali di quest'anno riguardano proprio questa crescita: rafforzare il profilo internazionale, ampliare ulteriormente il pubblico, consolidare le collaborazioni nazionali e internazionali. L'obiettivo è trasformare Aquicorto non solo in un evento di successo ma in un investimento culturale stabile, capace di rendere la città un laboratorio creativo permanente, aperto al presente e proiettato verso il futuro.
Il festival nasce da una sinergia tra l' Ass. Cult. Studio '70, Abbo Production e Cabiria Magazine. Qual è il valore aggiunto di questa collaborazione tripartita nella gestione di un evento così complesso?
Da un lato Studio '70 che sarebbe la mia associazione culturale garantisce una solida esperienza nella curatela culturale e nell'organizzazione di eventi locali e nazionali, con una profonda conoscenza del territorio e delle sue dinamiche dato che lavoro nel settore da oltre 10 anni. Questo consente al Festival di avere radici ben piantate nella realtà aquilana, mantenendo una forte identità culturale. Abbo Production, una giovane società attiva nella produzione e distribuzione cinematografica a livello nazionale, apporta invece competenze tecniche e professionali legate al mondo dell'audiovisivo: dalla selezione delle opere alla relazione con filmmaker, produttori e operatori del settore. La presenza di professionisti come Angelo Sateriale rafforza il profilo industriale e distributivo del Festival, offrendo ai partecipanti non solo una vetrina ma anche concrete opportunità di crescita e networking. Infine, Cabiria Magazine, attraverso il lavoro del Direttore Attilio Pietrantoni e della redazione, contribuisce con uno sguardo artistico, critico e giornalistico qualificato, curando il Premio della Critica e amplificando la risonanza mediatica dell'evento. Questo garantisce autorevolezza, visibilità e un'attenzione particolare all'analisi cinematografica. La sinergia tra queste tre realtà permette quindi di coniugare organizzazione culturale, competenza produttiva e approfondimento critico, elementi fondamentali per gestire un evento complesso come un festival internazionale di cortometraggi. È proprio questa collaborazione tripartita a rendere Aquicorto non solo una rassegna ma uno spazio strutturato di promozione, confronto e valorizzazione della creatività giovanile e non solo.
L'Aquila sarà Capitale Italiana della Cultura nel 2026. In che modo Aquicorto si inserisce in questo prestigioso calendario e che tipo di responsabilità avvertite verso la città?
L'Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026 rappresenta un momento storico e simbolicamente fortissimo per la città, Aquicorto si inserisce in questo percorso come uno strumento culturale contemporaneo, accessibile e profondamente connesso al presente. Il Festival contribuisce valorizzando la creatività emergente: il cortometraggio, infatti, è il linguaggio privilegiato delle nuove generazioni di autori e consente di intercettare talenti nazionali e internazionali, mettendo in dialogo il territorio con il mondo. Attraverso proiezioni, incontri, workshop, dibattiti ed eventi collaterali, Aquicorto trasforma la città in uno spazio vivo di confronto e condivisione, favorendo partecipazione, aggregazione e crescita culturale. L'attenzione alla sperimentazione, alla video arte e ai nuovi linguaggi audiovisivi rafforza l'immagine di una L'Aquila dinamica, aperta e proiettata verso il futuro. La responsabilità che avvertiamo verso la città è duplice: da un lato offrire un evento di qualità, capace di attrarre pubblico variegato – giovani e non, studenti, cinefili e appassionati di audiovisivo – dall'altro costruire reti professionali e collaborazioni durature con associazioni culturali, festival, case di distribuzione e media partner nazionali e internazionali. L'obiettivo è che Aquicorto non sia solo un appuntamento annuale ma un investimento culturale stabile, capace di contribuire in modo concreto a rendere L'Aquila un laboratorio creativo permanente.
Quanto è importante per voi il legame fisico con il centro storico e la rigenerazione degli spazi attraverso l'arte?
Il fatto che un festival internazionale di cortometraggi si svolga nel centro storico dell' 'Aquila ha un valore altamente simbolico e a breve sveleremo la location. Non si tratta solo di una scelta logistica ma di un gesto identitario: portare il cinema breve nel cuore della città significa restituire centralità agli spazi storici, trasformandoli in luoghi vivi di incontro, dialogo e creatività contemporanea. Un festival come Aquicorto, inserito nel tessuto del centro storico, crea un ponte tra memoria e innovazione. Da un lato valorizza il patrimonio architettonico e culturale della città, dall'altro lo anima con linguaggi nuovi, sperimentazione, giovani autori e visioni internazionali. Il cortometraggio, per sua natura dinamico e accessibile, contribuisce a rendere questi spazi inclusivi e aperti a un pubblico trasversale. In questo senso, la scelta del centro storico rafforza il legame tra evento e territorio: il Festival non è un contenitore isolato ma parte integrante della vita cittadina. Significa invitare spettatori, professionisti e ospiti a vivere la città, a scoprirne la bellezza e a partecipare attivamente a un'esperienza culturale che unisce arte, comunità e identità urbana.
Il bando è aperto su FilmFreeway e attira opere da tutto il mondo. Quali sono i criteri fondamentali che guidano la vostra selezione per garantire un equilibrio tra produzioni internazionali e talenti locali?
Il fatto che il bando sia aperto su FilmFreeway ci consente di ricevere opere da tutto il mondo e di confrontarci con una grande varietà di linguaggi, culture e sensibilità. Proprio per questo, la selezione segue criteri chiari e coerenti con l'identità di Aquicorto, che è prima di tutto un festival dedicato al cortometraggio come forma espressiva autonoma e contemporanea. I criteri fondamentali riguardano innanzitutto la qualità artistica e narrativa: originalità del soggetto, solidità della sceneggiatura e coerenza tra linguaggio visivo e contenuto. Valutiamo con attenzione anche la regia, l'uso creativo del mezzo cinematografico e la forza espressiva complessiva dell'opera. Allo stesso tempo, lavoriamo per garantire un equilibrio tra produzioni internazionali, italiane e abruzzesi. L'obiettivo non è creare compartimenti separati ma costruire un dialogo: le opere locali vengono selezionate con gli stessi criteri qualitativi di quelle internazionali, così da inserirle in un contesto competitivo e stimolante. In questo modo i talenti del territorio non sono valorizzati "a parte" ma messi in relazione con una scena più ampia, favorendo confronto e crescita. In quanto festival di cortometraggi, poniamo grande attenzione anche alla sperimentazione e ai nuovi linguaggi, inclusa la video arte, mantenendo però sempre centrale la capacità dell'opera di comunicare, emozionare e lasciare un segno nel pubblico. L'equilibrio nasce quindi da una selezione consapevole che unisce apertura internazionale e forte radicamento territoriale.
Parte 2: La Visione, l'Impatto e il Futuro

Aquicorto definisce il cortometraggio come un "linguaggio artistico contemporaneo capace di raccontare la complessità del presente". Perché, secondo lei, il formato breve potrebbe essere oggi più efficace del lungometraggio nel catturare l'urgenza dei nostri tempi?
In un'epoca segnata da trasformazioni rapide, da una comunicazione immediata e da un flusso continuo di immagini e informazioni, il cortometraggio riesce spesso a intercettare con maggiore prontezza l'urgenza del presente. Il formato breve per sua natura è essenziale, diretto: concentra in pochi minuti un'idea forte, un conflitto, una visione, arrivando allo spettatore in modo incisivo. Proprio perché Aquicorto è un festival dedicato ai cortometraggi, osserviamo da vicino come questo linguaggio sia oggi uno spazio privilegiato di sperimentazione. Il cinema breve consente ai registi di osare, di affrontare temi complessi come identità, trasformazioni sociali, tecnologia, ambiente o questioni di genere con libertà espressiva e immediatezza narrativa. La durata contenuta non limita la profondità ma anzi impone una sintesi che spesso rende il messaggio più potente. Il cortometraggio si adatta perfettamente ai nuovi contesti di fruizione: è accessibile, dinamico, capace di dialogare con un pubblico trasversale, dai cinefili agli studenti, fino a chi si avvicina al linguaggio audiovisivo in modo più spontaneo. In questo senso, il formato breve non è una "versione ridotta" del lungometraggio ma un linguaggio autonomo e contemporaneo, capace di fotografare il presente con lucidità, rapidità e forza espressiva.
Una sezione molto forte del festival è "NO alla violenza" con il relativo Premio Broken Blossom. Quale ruolo deve avere il cinema, e in particolare il vostro festival, nel sensibilizzare il pubblico su temi sociali così urgenti?
Il cinema ha da sempre la capacità non solo di raccontare la realtà ma di interrogare le coscienze. Quando si parla di temi urgenti come la violenza di genere, il suo ruolo diventa ancora più centrale: può dare voce a chi spesso non ne ha, smontare stereotipi, generare empatia e stimolare una riflessione collettiva profonda. In un festival dedicato al cortometraggio, questa funzione è ancora più incisiva. Il formato breve, per la sua intensità e immediatezza, riesce a colpire lo spettatore in modo diretto, senza filtri. In pochi minuti può raccontare una storia potente, far emergere dinamiche nascoste e lasciare un segno duraturo. Proprio per questo il Premio Broken Blossom non è solo un riconoscimento artistico ma una presa di posizione culturale. Il nostro festival sente la responsabilità di creare uno spazio sicuro e consapevole in cui queste tematiche possano essere affrontate con serietà e profondità, promuovendo una cultura del rispetto, della parità e della non discriminazione. Attraverso la selezione delle opere, i momenti di confronto, i dibattiti e la presenza di professionisti del settore, Aquicorto vuole contribuire a costruire una narrazione capace di evidenziare il carattere sistemico della violenza e di favorire un cambiamento culturale, soprattutto tra le nuove generazioni. In questo senso, il festival non si limita a proiettare film: diventa un luogo di educazione all'immagine, al pensiero critico e alla responsabilità sociale, dimostrando come il cinema breve possa essere uno strumento potente di sensibilizzazione e trasformazione culturale.
Con il premio "Anemic Cinema" dedicate uno spazio importante alla Video Art. È un tentativo di abbattere i confini tra cinema narrativo e arti visive pure? Qual è la risposta del pubblico a queste sperimentazioni?
Il Premio "Anemic Cinema" nasce proprio dal desiderio di superare confini rigidi tra cinema narrativo e arti visive, riconoscendo che oggi i linguaggi si contaminano continuamente. In un festival dedicato ai cortometraggi, aprire uno spazio alla Video Art significa riconoscere che il formato breve è il terreno ideale per la sperimentazione, per la ricerca formale e per nuove modalità di racconto che non seguono necessariamente una struttura narrativa tradizionale. La Video Art, infatti, lavora molto sull'immagine, sul tempo, sul suono e sulla dimensione concettuale, offrendo allo spettatore un'esperienza più immersiva e talvolta più provocatoria. Inserirla all'interno del Festival non è solo una scelta artistica ma anche culturale: vuol dire educare lo sguardo del pubblico alla complessità dei linguaggi contemporanei e valorizzare una sensibilità che, in una città attenta all'arte contemporanea, trova terreno fertile. Per quanto riguarda la risposta del pubblico, l'esperienza dimostra che c'è curiosità e apertura, soprattutto quando le opere vengono contestualizzate attraverso incontri e momenti di approfondimento. Non si tratta sempre di una fruizione immediata ma proprio questo genera dialogo e confronto, che sono tra gli obiettivi principali del Festival. Le sperimentazioni stimolano domande, riflessioni e discussioni, trasformando la visione in un'esperienza partecipata e consapevole. In questo senso, il Premio "Anemic Cinema" non rappresenta una nicchia separata ma un'estensione naturale della vocazione di Aquicorto: esplorare tutte le potenzialità del linguaggio audiovisivo contemporaneo, dando spazio tanto alla narrazione quanto alla ricerca visiva più audace.
Nella brochure di presentazione del festival parlate di "sostenibilità e impatto culturale". Al di là dei numeri, qual è l'eredità immateriale che sperate di lasciare ai giovani filmmaker abruzzesi che partecipano ad Aquicorto?
L'eredità immateriale che Aquicorto vuole lasciare ai giovani filmmaker abruzzesi va ben oltre premi o visibilità: si tratta di offrire strumenti culturali, relazionali e creativi per crescere come autori e cittadini consapevoli. Partecipare al Festival significa entrare in contatto con un network internazionale di registi, sceneggiatori, produttori e critici, confrontarsi con opere di alto livello e sperimentare linguaggi diversi, dal cinema narrativo alla Video Art. Questa esperienza favorisce la curiosità, la sperimentazione e la capacità di raccontare storie in modo originale, insegnando ai giovani autori a esprimere le proprie idee con forza e chiarezza. Inoltre, il Festival trasmette valori importanti come la responsabilità sociale, la sensibilità verso temi attuali – dalla violenza di genere alla sostenibilità – e il rispetto per le diversità culturali. In sintesi, Aquicorto mira a lasciare un'eredità fatta di ispirazione, competenze, rete di contatti e consapevolezza culturale: strumenti che i giovani filmmaker potranno utilizzare per continuare a crescere artisticamente e contribuire a rafforzare la scena culturale locale e nazionale.
Se dovesse immaginare Aquicorto tra dieci anni, quale vorrebbe che fosse la sua identità nel panorama dei festival italiani? Qual è il "sogno nel cassetto" per il futuro di questa creatura?
Tra dieci anni, il sogno per Aquicorto è che il Festival diventi un punto di riferimento riconosciuto nel panorama italiano e internazionale dei cortometraggi, mantenendo però sempre la propria identità originale: quella di uno spazio aperto, innovativo e inclusivo, dove la creatività giovanile e la sperimentazione artistica trovano reale visibilità. Vorremmo che Aquicorto fosse conosciuto non solo per la qualità delle opere selezionate ma anche per la sua capacità di costruire relazioni durature tra registi, sceneggiatori, produttori, critici e pubblico, creando una vera e propria rete di confronto e crescita professionale. Il festival ideale sarebbe un laboratorio permanente di innovazione audiovisiva, capace di anticipare tendenze, valorizzare nuovi linguaggi e mettere in dialogo cinema, arti visive e tematiche sociali rilevanti. Il "sogno nel cassetto" è che Aquicorto diventi una piattaforma culturale stabile che contribuisca a rendere L'Aquila un laboratorio creativo internazionale, un luogo dove talenti emergenti possano incontrarsi, sperimentare e crescere, lasciando un segno concreto sulla città e sul panorama cinematografico, trasformando il cortometraggio in una forma d'arte riconosciuta e celebrata a pieno titolo.
Intervista a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato, Alessandro Della Porta)