Il critico cinematografico deve riempire le sale, non svuotarle

In questa lettera non parlerò della qualità del film di Phillips ma della capacità del critico italiano in termini di analisi e ricezione di un fenomeno: l'impressione è che manchino le competenze per far fronte a pellicole virali. Per competenze intendo tutte quelle conoscenze che aiutano un critico a recensire oggettivamente un'opera filmica (almeno per come CINEMA IS NOT DEAD! intende la critica cinematografica):
capacità di mantenere un tono obiettivo e imparziale, anche se una recensione è soggettiva deve poggiare le basi su osservazioni e analisi oggettive;
scavalcare la superficialità, capire quale sia il tema del film è da lì scavare e portare a galla i messaggi sottintesi, la struttura della pellicola;
essere equilibrati, costruire in maniera positiva e propositiva anche le recensioni su film che non ci sono piaciuti e/o sono oggettivamente di scarsa qualità;
usare esempi che rimandano ad altri film, citare, creare ponti argomentativi con opere simili, aiutando il lettore a collegare le filmografie.
Queste sono le regole, interne alla redazione di CINEMA IS NOT DEAD!, per non scadere in una caccia al like o all'egocentrismo più sfrenato, aspetto che blocca la critica cinematografica odierna italiana nella totale incapacità di recepire fenomeni cinematografici virali. Ovviamente questo non succede solamente in Italia sia chiaro ma chi parla di Joker: Folie à Deux nel bel paese, in queste settimane, ha completamente varcato ogni limite, tradendo tutte le regole che la stampa (e non) secondo noi dovrebbe rispettare per amore del cinema:
recensioni soggettive che non poggiano le basi su osservazioni e analisi oggettive (es. Fa schifo perché è un musical, Non è Joker, Non andate al cinema, risparmiate soldi etc.), nessun approfondimento, anzi, denigrazione della pellicola per partito preso, cavalcando l'onda d'odio social (la stessa cosa accadrà a Megalopolis, vedrete);
opinioni superficiali che non cercano minimamente di capire quale sia il tema del film (già successo con Matrix: Resurrections), i messaggi restano sepolti assieme alla vera struttura della pellicola che non è quella di un classico cinecomic;
critici che non hanno equilibrio e si trovano a scrivere recensioni autoreferenziali: hanno un effetto negativo sul lettore e sullo stato di salute del giornalismo cinematografico, più che costruire possibilità di dialogo distruggono ogni alternativa dal loro personale orizzonte delle opinioni;
nessun esempio per aiutare il lettore a capire perché un musical dovrebbe fare schifo a priori, perché non è Joker o cosa significa in un momento di crisi per il settore invitare lo spettatore a non recarsi al cinema e risparmiare soldi sul biglietto (controsenso totale).
Pensate a quanto differiscono le portate di una recensione positiva e di una negativa, quella positiva è letta per la maggior parte da chi legge abitualmente le recensioni, quella negativa di un film importante è letta da chiunque grazie a slogan come "Volevamo un film non un musical" e/o "Volevamo un film su Joker, non un musical", che aiutano l'articolo a raggiungere ogni dispositivo sulla faccia della terra. Più virale è un articolo in rete più clic riceve = più soldi.
La viralità deviata di Joker: Folie à Deux ha portato a indagini di questo tipo:
La classica inchiesta di Deadline che non dovrebbe fregare a nessuno: toglie spazio alla discussione sul cinema, sui film e apre il campo al gossip e alla disinformazione. Ecco, io non dico che non bisogna parlare di questioni produttive, magari mi farei delle domande sul budget spropositato da 200 milioni di dollari, cifre non più sostenibili per il cinema attuale: Joker: Folie à Deux sta floppando perché non è costato 55 milioni di dollari come il primo film, l'analisi più importante andrebbe fatta su questo tema. Parlate in modo intelligente di Joker: Folie à Deux, invogliate lo spettatore a farsi una propria idea sul film, a dialogare, a costruire qualcosa. Il lavoro di un critico cinematografico, in un momento storico difficile come questo, non è soltanto quello di dare delle opinioni su una pellicola ma è portare la gente al cinema, riempire le sale, non svuotarle.
Lettera a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)