La chimera: l'immagine come spettro presente del futuro

La chimera (2023), diretto da Alice Rohrwacher è la rappresentazione del desiderio, la consapevolezza di essere un'illusione: una creatura spaventosa, una creatura che non esiste. Arthur (interpretato dal bravissimo Josh O'Connor) è "lo straniero", posto in dimensione altra rispetto a chi abita la terra dei tombaroli (predatori di tombe, in questo caso etrusche) e delle centrali elettriche che invadono l'ambiente rurale. Arthur "il rabdomante" si aggira tra le sequenze della pellicola seguito dalla regia di Alice Rohrwacher e dai vari formati usati (35mm, super 16mm, 16mm) restituendo un senso di smarrimento e di conseguente ricerca di sé. È nella ricerca di sé che l'illusione del vivere si espande all'interno de La chimera, l'immagine come spettro presente del futuro: individuo che si forma in relazione alle esperienze e alle interazioni con gli altri in un passato indefinito. Il futuro è una chimera: un sogno privo di concretezza e impossibile da realizzare. Un sogno inseguito da tutti, in vari ambiti e forme, che connette il visibile e l'invisibile: un filo rosso che ricollega il passato e il presente con l'amore perduto. Per l'ultima volta spingersi e perdersi nelle profondità della terra: dal sottosuolo scrutare un mondo alternativo e sperare che da qualche parte esista ancora la nostra utopia più segreta. Un'utopia che non è fatta per gli occhi degli uomini.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)