La Città Proibita è una grande fiaba popolare

16.03.2025

Fare cinema è difficile, fare cinema di genere è difficile, fare cinema di genere in Italia, per un po' di tempo, era impossibile. Poi nel 2015, alla Festa del Cinema di Roma, è arrivata la smentita, la fumata bianca, la rivelazione: viene presentato "Lo Chiamavano Jeeg Robot" per la regia di Gabriele Mainetti, un esordiente, pieno di iniziativa, di cuore e di ingegno, e tutto il responso, l'impatto, il lascito dell'opera si è potuto riassumere con un tuonante "Si può fare!". E anche dopo il suo ambizioso ma problematico secondo film (Freaks Out), è rimasta la promessa di poter costruire un immaginario pop, forte, iconico ed autentico anche nel nostro mainstream, ormai arenato e governato dai soliti noti. Dopo la promessa, arriva, dal 13 marzo nelle nostre sale, la conferma. "La Città Proibita", opera terza, non si adagia sulla formula vincente di "Jeeg Robot" o sugli eccessi di "Freaks Out", ma fonda la base del suo successo su uno studio approfondito di una cultura cinematografica da noi assai distante ed un grandissimo bagno di umiltà fatto dal regista, che ha imparato a muoversi in un nuovo genere e collaborato con esperti del settore da tutto il mondo solo ed esclusivamente per la migliore riuscita dell'opera. Questo rende il film perfetto ? No. Ci sono dei problemi di ritmo nella seconda parte, le scene d'azione migliori se le gioca tutte durante la prima, ecc… Se dovessi ne troverei di peli in quest'uovo, ma starei a fissare il dito perdendomi la luna, una luna piena, ricca e luminosa. Prendendo a piene mani dalle scuole di Bruce Lee e Jackie Chan e danzando nostalgicamente sulle note della commedia popolare italiana del primo '900, La Città Proibita è un "piatto fusion" dove la collisione di mondi e culture non è solo ragione di scontri, ma primo passo verso una crescita, un'evoluzione ed un abbandono, liberatorio, di tutte le polverose "tradizioni e abitudini" di mondi (e di un modo di far cinema in Italia) ormai morte ma costantemente disseppellite da chi non ha il coraggio di andare avanti. Mainetti, qui ancor di più rispetto alle opere precedenti, ci sprona ad andare avanti, oltre le nostre paure, i nostri dolori, oltre l'odio e l'apatia. Uno spettacolo pirotecnico, una grande fiaba popolare che si può e si deve ancora fare.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

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