M. Il Figlio del Secolo: anche voi (non) diventerete fascisti

10.01.2025

La serie M. Il Figlio del Secolo non si limita a narrare l'ascesa di Benito Mussolini e la genesi del fascismo, ma si pone come un'opera che scava nelle pieghe profonde della storia, trasformandola in un prisma attraverso cui osservare le radici del potere e i meccanismi che lo alimentano. Non si tratta di un semplice resoconto biografico o politico: ciò che emerge è una riflessione stratificata, capace di interrogare lo spettatore (come in un film di Elio Petri) sul rapporto tra individuo e collettività, tra ideologia e azione, tra seduzione e violenza. Al centro della narrazione, infatti, non c'è solo Mussolini, ma l'idea stessa del fascismo come fenomeno storico e culturale, come macchina del consenso costruita sull'annullamento dell'individuo e sul culto di un leader capace di incarnare e manipolare le paure, le aspirazioni, le frustrazioni di un intero popolo. Qui, come anche ne La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler di Oliver Hirschbiegel, la figura del dittatore non è mai mostrata in modo monolitico o semplificato, ma viene decostruita, rivelandone la complessità psicologica e morale. Luca Marinelli, con la sua magistrale interpretazione, riesce a restituire questa duplicità: Mussolini non è solo il fondatore del fascismo, è il vuoto che si riempie, il nichilista che distrugge per ricostruire secondo un ordine autoritario, il populista che sfrutta il linguaggio per trasformare il caos in consenso. È impossibile non pensare a Salò o le 120 giornate di Sodoma di Pier Paolo Pasolini, dove il fascismo non è solo un sistema politico, ma una metafora della riduzione dell'essere umano a mero oggetto, a corpo da plasmare e dominare. La serie, in modo meno esplicito, suggerisce una riflessione simile: il fascismo non si nutre solo di ideologia, ma di corpi, di volti, di gesti che vengono fagocitati in un dispositivo che tutto assorbe e tutto trasforma in funzione del potere. Il fascismo sfrutta il senso di isolamento e disorientamento tipico delle società moderne per creare una falsa comunità basata sull'ideologia e sulla violenza. In questo senso, Mussolini, nella serie, non è solo un uomo, ma il simbolo di una dinamica collettiva che si nutre della paura e dell'insicurezza, promettendo in cambio un ordine che elimina il dissenso e la pluralità. La rappresentazione di Mussolini non può non evocare il grande cinema italiano degli anni Settanta, quello di Rosi, di Bellocchio, di Bertolucci, dove il potere è sempre ambiguo, sempre in bilico tra attrazione e repulsione. Paragonando M. Il Figlio del Secolo a Il conformista di Bertolucci, la narrazione non si limita a mostrare i fatti, ma li attraversa, li deforma, li osserva da angolazioni inedite, invitando lo spettatore a interrogarsi sul proprio rapporto con l'autorità, con l'ideologia, con la storia. Mussolini, nella serie, è al tempo stesso un prodotto del suo tempo e un archetipo universale: il leader che incarna la volontà collettiva, ma che allo stesso tempo la manipola, la riduce a strumento del proprio potere. M. Il Figlio del Secolo si muove in una dimensione sospesa tra realtà e riflessione, tra il dato storico e la sua interpretazione. Le immagini si accumulano, i dialoghi si stratificano, le azioni si ripetono in una spirale che cattura lo spettatore, trascinandolo in un vortice che non è solo narrativo, ma anche filosofico ed esistenziale. Non c'è mai una risposta definitiva, un giudizio netto, una chiusura: tutto è lasciato aperto, tutto è messo in discussione. Come difendersi, oggi, da un ritorno di dinamiche simili? Come riconoscere i segnali di un'ideologia che, nel suo apparente ordine, nasconde il germe della distruzione? La serie non dà risposte, ma solleva domande, come ogni grande opera d'arte. E, nel farlo, non si limita a raccontare il passato, ma parla al presente, ricordandoci che il fascismo non è solo una pagina della storia, ma una tentazione sempre presente, un rischio sempre attuale. 

Lettera a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)

https://www.threads.net/@cinema_isnotdead_