Mickey 17 - come ho imparato a non preoccuparmi delle bizzarrie e a odiare il doppiaggio italiano

Mickey 17 è un ottimo film. La terza ventura cinematografica americana di Bong Joon-Ho è un adattamento del romanzo sci-fi di Edward Ashton "Mickey7", dove in questo caso il cineasta koreano aggiunge una decina al titolo per ragioni alquanto spassose e macabre che scoprirete se andrete a vedere il film. La pellicola sfrutta una parabola fantascientifica abbastanza comune (futuro prossimo distopico, fuga dalla terra in cerca di nuove possibilità nello spazio, governi balordi e rivoluzioni improbabili) per ironizzare sulla decadenza civile e morale che parte dagli Stati Uniti del Trump Bis e si ramifica su tutto un mondo completamente assuefatto e addormentato, cullato e coccolato nel morbido letto del disinteresse e dell'apatia. A raccontare la fine dell'umanità c'è Mickey, un ultimo degli ultimi, contento della mestizia punitiva della sua misera esistenza, che dopo una serie di farseschi e bizzarri incidenti, si troverà non solo ad affrontare attivamente il pantano sociologico che lo circonda, ma anche la manifestazione dei suoi lati più oscuri e reconditi, in modi più letterali di quanto si possa immaginare. Ci sono sicuramente dei difetti inerenti al ritmo, ad alcune sottotrame gestite frettolosamente o non gestite affatto per limare la già imponente durata di 138 minuti, e potrei anche capire se il tono burlesco e farsesco di tutta la storia possa indispettire qualcuno. Ma il problema più grande e imperdonabile non è nel film in sé, ma come viene mostrato e comunicato verso il nostro pubblico: il doppiaggio. Lo so, lo so. Sto sparando sulla croce rossa, il nostro rimane comunque il miglior doppiaggio di sempre, siamo un'eccellenza anche nei nostri lavori peggiori eccetera eccetera… Però, nel momento in cui arriva il primo film di un regista premio Oscar che ha fatto la storia, dopo 5 anni, film di fantascienza, costato 150 milioni di dollari che ha nel cast attori come Robert Pattinson e Mark Ruffalo, non sarà forse normale aspettarsi il minimo della decenza sindacale da quello che dovrebbe essere il primo portale di comunicazione verso il nostro mercato cinematografico? A quanto pare no, non è normale. Preparatevi ad abbassare drasticamente le vostre aspettative, perché a livello di doppiaggio, quindi primo strato di fruizione dell'opera, siamo dinnanzi ad un disastro: tra traduzioni fatte con Google traduttore, scelte della direzione del doppiaggio che fanno sembrare i dialoghi del film delle battute scartate dai peggiori episodi di Futurama, tutto il conflitto ideologico e dialogico dei personaggi va ad annacquarsi e neutralizzarsi nel più frustrante dei modi, nonostante la presentazione e la messa in scena del film siano così pregevoli da restituire comunque (per quanto possibile) tutti i temi e i significati più complessi della narrazione. Possibile che nel 2025 ancora non ci si renda conto di quanto dannoso possa essere un doppiaggio malfatto? Non si capisca che certe espressioni, certi tipi di adattamento, certe scuole di pensiero e di lavoro vecchie di 30 anni alienano ancor di più un pubblico che già di norma,non riempie le nostre sale ? Forse sto esagerando, però vedere il nuovo film di Bong Joon-Ho buttato nelle sale senza fanfara con un doppiaggio da fotoromanzo, mi fa incazzare. Perché il film è bello e, se devo fare il cattivo, sembra quasi un'opera di sabotaggio causato non dall' incompetenza, ma da quella stessa apatia e noncuranza che il film per primo vuole combattere.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)