Nati tra le macerie: storia della Cineteca del Friuli

06.05.2026

Ci sono istituzioni che nascono per decreto, per finanziamento, per volontà politica. E poi ci sono quelle che nascono per necessità, non la necessità burocratica di riempire un vuoto nell'organigramma culturale di una regione, ma quella più antica e ostinata di fare qualcosa di concreto in mezzo al disastro. La Cineteca del Friuli appartiene alla seconda categoria. Non è nata in un ufficio. È nata in una tendopoli.

Capire cosa sia oggi questa istituzione, una delle cinque maggiori cineteche italiane, sede di un archivio da 23.000 pellicole, promotrice del festival di cinema muto più importante al mondo, richiede di tornare all'estate del 1976. A due ventenni con un proiettore. E a una domanda semplice: le persone che hanno perso tutto hanno ancora bisogno di sedersi insieme al buio?

Le proiezioni nelle tendopoli

Il 6 maggio 1976 una scossa di magnitudo 6,5 devasta la fascia pedemontana del Friuli tra Gemona e Artegna. Quasi mille morti, centinaia di migliaia di sfollati. A settembre arrivano altre due scosse violente, di magnitudo 5,9 e 6,0, che completano la distruzione di quanto aveva retto in maggio. Le due sale cinematografiche di Gemona, il Sociale e il Glemonensis, sono entrambe distrutte.

Livio Jacob e Piera Patat erano giovani appassionati di cinema,  formatisi come spettatori nell'ambiente cinefilo triestino degli anni Settanta. Nell'estate del 1976, mentre Gemona era ancora una città di tende e baracche, organizzarono proiezioni itineranti nelle tendopoli usando copie 16mm e attrezzatura della San Paolo Film e dell'Arci di Udine. Non era ancora un progetto: era un gesto. L'idea che chi aveva perso la casa non avesse per questo perso il diritto all'immaginazione.

L'atto costitutivo: 26 febbraio 1977

Il 26 febbraio 1977, a pochi mesi dalle scosse che avevano distrutto Gemona e buona parte dell'Alto Friuli, sette giovani cinefili gemonesi firmarono l'atto costitutivo del cineclub Cinepopolare: Giuliana Fabiani, Renato Gennaro, Livio Jacob, Paolo Jacob, Piera Patat, Flavio Rossi e Maria Sangoi. L'obiettivo era ambizioso quanto concreto: restituire una sala cinematografica alla città.

Si organizzò una raccolta fondi tra i visitatori del centro storico distrutto. Si diffuse un appello via stampa, Tullio Kezich ed Ettore Scola furono tra i primi a rispondere. Agli Incontri Cinematografici di Monticelli Terme, Piera Patat lesse un comunicato che si concludeva con una richiesta di sottoscrizione. I soldi arrivarono, ma non bastarono a costruire un cinema.

L'incontro con Humouda e la svolta collezionistica

Angelo Humouda era il fondatore della Cineteca Griffith di Genova. Nell'estate del 1977 era arrivato in Friuli armato di cento pellicole, schermo e proiettore per organizzare proiezioni nelle baraccopoli. L'incontro con Jacob e Patat fu decisivo: Humouda aprì loro le porte del collezionismo cinematografico internazionale e dei mercati americani della pellicola. La somma raccolta dalla sottoscrizione fu impiegata nell'acquisto di film delle origini, Lumière, Méliès, Porter, Edison, Griffith, Sennett, Max Linder, André Deed, Ferdinand Guillaume, con i quali si organizzarono proiezioni e lezioni di storia del cinema nelle scuole, gettando le basi di quello che sarebbe diventato un archivio.

Il cambio di prospettiva era radicale: da cineclub che voleva costruire una sala a istituzione che raccoglie e conserva la memoria del cinema.

Le Giornate del Cinema Muto: settembre 1982

Nel 1981, tramite il collezionista argentino Enrique J. Bouchard, la Cineteca recupera altre comiche di Max Linder. Il comico francese è praticamente invisibile in Italia da decenni. È per questo che nel settembre del 1982, in collaborazione con Cinemazero, viene allestita a Pordenone una personale su Linder: tre giorni, dall'9 all'11 settembre, nell'Aula Magna del Centro Studi, intitolata "Le roi du rire: alle origini del cinema comico". Doveva essere una rassegna una tantum.

Tra i meno di dieci ospiti arrivati da fuori regione c'era Davide Turconi, decano degli storici italiani del cinema. A tavola, alla fine delle proiezioni, Turconi disse, come se fosse la cosa più naturale del mondo, "Bene, il prossimo anno facciamo Mack Sennett." E loro accettarono. Del tutto naturalmente.

Quella cena fu l'atto fondativo delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone. Oggi sono il festival dedicato al cinema delle origini più importante al mondo: riconosciuto da Variety tra i 50 festival imperdibili nei cinque continenti, frequentato ogni anno da un migliaio tra archivisti, storici, musicisti e appassionati provenienti da ogni parte del globo.

La sede: Palazzo Gurisatti

Nei primi anni Novanta, la Cineteca era alla ricerca di una sede più adatta. L'edificio che avevano individuato era il quattrocentesco Palazzo Gurisatti, di proprietà della Parrocchia di Gemona, affacciato sul Duomo in via Bini. Un palazzo di colore rosa antico, con un portico sovrastato da una trifora in stile gotico fiorito. Nel 1976 era stato gravemente danneggiato dalle scosse di maggio e praticamente distrutto da quelle di settembre. L'esterno era stato ricostruito con criteri antisismici negli anni Ottanta sotto la supervisione della Soprintendenza. L'interno era ancora da sistemare.

I fondatori raggiunsero un accordo con la Parrocchia e si fecero carico dei lavori di adeguamento, durati due anni. La Cineteca si insediò a Palazzo Gurisatti nel dicembre del 1997. Nel novembre del 2020 ne è diventata proprietaria.

Lo stesso edificio che il terremoto aveva abbattuto è oggi il luogo in cui si conserva la memoria di quel terremoto. Non è una metafora: è architettura che si fa documento.

Cosa conserva oggi

L'archivio conta quasi 23.000 pellicole tra film di finzione, documentari e cinegiornali in 16 e 35mm, cui si aggiungono oltre 30.000 titoli in VHS, DVD e Blu-ray. Le collezioni più importanti riguardano i classici dell'animazione, il cinema muto italiano ed europeo, il cinema sperimentale. La biblioteca specializzata, che porta il nome di Angelo Humouda, conta oltre 25.000 volumi, costituita a partire dalle collezioni personali di Jacob e Patat e arricchita nel 1989 dalla biblioteca di Humouda stesso e nel 1997 da quella di Lorenzo Codelli. La fototeca conserva 50.000 immagini, e oltre 20.000 manifesti, tra cui il prezioso fondo Gianni Da Campo.

Dal 2008 è attivo l'Archivio Cinema del Friuli Venezia Giulia, nella zona artigianale di Gemona, che ospita le collezioni della Cineteca insieme a quelle della Regione Friuli Venezia Giulia e della Regione Veneto. Dal 2014 un laboratorio digitale consente la digitalizzazione di pellicole in 16 e 35mm e l'acquisizione di materiali su nastro magnetico. Dal 2009 la Cineteca gestisce anche il Cinema Teatro Sociale, di proprietà del Comune di Gemona.

E poi c'è il fondo che nessun'altra istituzione possiede: la più ampia raccolta esistente di documenti visivi sul terremoto del Friuli e dei luoghi com'erano prima della distruzione, dai servizi RAI alle riprese amatoriali, dai documentari della Diocesi di Udine a quelli dell'Esercito Italiano. Una biblioteca della perdita e della ricostruzione.

Il Cinema Warrior Award

Nel 2018, il Trieste Film Festival ha assegnato a Livio Jacob e Piera Patat il Cinema Warrior Award, che premia l'ostinazione, il sacrificio e la follia di quei "guerrieri" che combattono dietro le quinte per il cinema. Un riconoscimento alla carriera arrivato quarant'anni dopo l'inizio. La parola "follia" nel nome del premio non è casuale. Ci vuole una certa dose di irragionevolezza  positiva per fondare una cineteca tra le macerie. Ed è probabilmente proprio quella irragionevolezza positiva la ragione per cui esiste ancora.

Nel 1977 Livio Jacob e Piera Patat non volevano fondare un'istituzione. Volevano restituire una sala cinematografica a una città che ne era rimasta senza. Ci sono riusciti, ma lungo la strada hanno fatto qualcosa di più: hanno dimostrato che la cultura non è un lusso da rimandare a quando si sta meglio. È esattamente ciò di cui si ha bisogno quando si sta peggio.

La Cineteca del Friuli, nata tra le macerie, custodisce oggi le macerie, in forma di immagini, di pellicole, di fotografie, affinché possano continuare a parlare. È un paradosso solo in apparenza: conservare la memoria di una distruzione è l'unico modo per non dimenticare la ricostruzione.

Fonti: Wikipedia IT – "Cineteca del Friuli"; Wikipedia IT – "Giornate del cinema muto"; VisitGemona – "La Cineteca del Friuli"; Il Friuli – "I 40 anni della Cineteca del Friuli" (2017); Cinematografo.it – "40 anni di Cineteca del Friuli" (2017); Studio Nord News – "Cinema Warrior Award" (2018); Messaggero Veneto, archivio (2010 e 2018); Fondazione Friuli – "Passato e presente della Cineteca del Friuli"; Le Giornate del Cinema Muto – "Le Giornate" (sito ufficiale); Cineteca del Friuli – "Archivio Cinema" (sito ufficiale); Archivio Storico Istituto Luce; AFIC – "Le Giornate del Cinema Muto".

Approfondimento a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)

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