Odissea: la fine della civiltà, l'orrore della guerra

Sinone protegge il Cavallo di Troia. Per Christopher Nolan il mare è un orologio liquido, una distesa di schiuma che nel viaggio consuma tempo, carne, cervello. Odissea è la fine della civiltà, l'orrore della guerra: il cinema fisico è ancora vivo ed è funzionale alla rappresentazione del crepuscolo di un mondo, dove il mito crolla sotto il peso dell'ingegno, della scienza bellica, del trauma.
Scolpire il tempo

Odissea è il primo lungometraggio della storia del cinema girato interamente in IMAX 70mm, senza ricorrere a camere 35mm o digitali per le scene intime. Il girare a 15 perforazioni non è un semplice vezzo da esteta del cinema, non è nemmeno una mossa di marketing. Per Christopher Nolan l'analogico è il messaggio: la pellicola come strumento primario per inscenare il collasso di una civiltà, la condanna eterna di Odisseo. Il digitale moderno tende alla perfezione visiva, quindi alla pulizia e alla rimozione del difetto, Nolan voleva che fosse visibile in primis la matericità del mondo antico. Ogni dettaglio delle rovine, il Cavallo di Troia in fiamme, la grana della sabbia, la reazione alla luce di Polifemo vengono catturati con una nitidezza non comparabile con il digitale.
La pellicola restituisce una tridimensionalità naturale che la CGI non potrà mai replicare: lo spettatore sente la possibilità e l'illusione di scrutare all'interno di una finestra spalancata su un mondo altro. Il mondo altro non può che essere catturato dalla pellicola, la pesantezza della materia che si riflette sul tono del film, sulla sua costruzione geometrica. Avere la certezza che ogni fotogramma di Odissea è pellicola che scorre, dove l'immagine viene catturata, impressa, conferisce all'opera una gravità storica che sposa completamente il tema del film: la forma è sostanza. Il tempo scorre inesorabile, consuma tutto quello che può e deve consumare. Il digitale avrebbe reso il mito un'illusione volatile: la pellicola 70mm ha il potere di scolpire il tempo.
Cuore di tenebra

Sotto l'ingegneria cinematografica c'è un cuore, un cuore nerissimo perduto nell'Ade. Odisseo è un comandante logorato, svuotato, cinico. Come Oppenheimer nel futuro, Odisseo ha inventato l'arma di distruzione di massa definitiva, il Cavallo di Troia, il dono, presagio dell'orrore. Il viaggio di Odisseo non è un'avventura ma l'espiazione di una colpa (hybris) che ha condannato una civiltà alla cenere. Un film che parla dell'imperialismo: Odisseo e i suoi soldati sbarcano sulle isole pretendendo di essere accolti come ospiti sacri, ma si comportano come una sorta di esercito allo sbando, turbando interi ecosistemi. Il crollo morale dell'Occidente alle sue statiche origini.
Agamennone, re dei re, Colonnello Kurtz del mito omerico, lui stesso risale il fiume del proprio ego fino a sacrificare la figlia Ifigenia e a massacrare Troia per imporre un metodo brutale: Odisseo vede in Agamennone il proprio destino specchiato, la consapevolezza che la vittoria militare non è altro che un biglietto di sola andata verso un cuore di tenebra. Il cuore di tenebra è la barbarie, l'anarchia di un mondo senza più leggi né dei. Casa non è più un luogo geografico ma un'idea che esiste soltanto nel territorio fragile della memoria.
Odissea nell'Odissea

Odissea è il punto di arrivo di tutta la filmografia di Nolan e Nolan rimette assieme i frammenti del suo cinema-orologio. L'amnesia dei fiori di loto trasforma la prima ora in un thriller psicologico. Odisseo si aggrappa alle cicatrici sul corpo, al ricordo geometrico e genealogico per non impazzire e ricordare chi è: Odisseo non riesce a dormire perchè perseguitato dai fantasmi dei compagni sacrificati lungo la rotta. Il mare è la proiezione del suo rimpianto. Il Cavallo di Troia è il prestigio ultimo, la matematica che nasconde l'orrore della carneficina. Le conseguenze di quell'inganno generano il caos totale. L'anarchia primitiva dei Proci è il crollo verticale di ogni istituzione sociale, quello che accade quando la civiltà perde i suoi punti di riferimento morali.
Le isole del mito sono i livelli del subconscio. Cadere nelle grinfie di Circe significa sprofondare nel Limbo, una bolla temporale dove la percezione fisica si dilata in forma animalesca, gli imperi cadono nello spazio di un mattino e il tempo scorre in avanti, come sempre ha fatto e farà, dritto, spietato, verso la vecchiaia, l'orizzonte, il tramonto, la rovina. Non si può invertire la rotta di una tratta già compiuta, si può solo misurare la distanza dalle macerie. Sfidare i buchi neri e la gravità per mantenere promesse d'amore, ad una moglie, un figlio. Per Odisseo il tempo perso è perso per sempre, non esistono dimensioni parallele dove il rifugio è soluzione. Odisseo è lo scienziato bellico che ha dato la vittoria al suo popolo creando l'orrore perfetto, e che ora siede su una spiaggia accanto a Calipso, per osservare le reazioni a catena di un mondo irrevocabilmente condannato alla fine delle sue leggende.
Demistificazione scientifica

Nolan sceglie la via fisica nella rappresentazione del divino. Zeus, Poseidone, Ermes sono leggi fisiche inflessibili, condizioni climatiche estreme ed eventi biologici inspiegabili. Atena è rappresentata come coscienza di Odisseo e trova in una sacerdotessa decapitata la sua ragione di esistere attraverso la proiezione di un'immagine: trauma bellico indelebile nella mente di Odisseo. Il sovrannaturale omerico diventa quindi (e questo può piacere come anche il contrario) un incubo tangibile e brutale. Polifemo come vicolo cieco dell'evoluzione, una creatura primitiva, deviazione genetica spaventosa affetta da una patologia oculare deformante. La sequenza nella grotta non ha nulla di epico: appartiene al genere del survival horror claustrofobico dove Odisseo incontra la forza bruta e cieca della biologia.
Circe trasforma fisicamente i compagni di Odisseo, modellandoli come argilla sotto le sue mani da maga, loro sono sempre stati dei maiali e bastava solamente una piccola spinta (cit.) che distruggesse le loro funzioni cognitive superiori, riducendoli a bestie incapaci di comunicare. Il viaggio nell'Ade come termine della notte in cui la mente dell'eroe si confronta sul peso dei propri crimini di guerra, i fantasmi di compagni, re caduti: l'ingannato Sinone, l'assassinato Agamennone, la profezia di Tiresia. Cariddi come anomalia idrodinamica, gorgo finale e definitivo che inghiotte ogni imbarcazione, Scilla è letteralmente le rocce che abita, quasi un prolungamento stesso a sei teste composto dallo stesso materiale su cui riposa in attesa delle prossime vittime.
Le sirene rappresentate come bombardamento psicologico, dimostrando che forse il pericolo più grande del mito non risiede nella sua stessa composizione ma nella lettura che ognuno di noi dà ad esso. La mitologia nolaniana è spoglia del mito e favorisce invece il terrore primordiale della natura.
La fine della civiltà, l'orrore della guerra

Con Odissea Nolan chiude il cerchio perfetto della sua filmografia. Strutturalmente la pellicola vive di una simmetria geometrica e spietata che collega inizio e fine attraverso la stessa identica colpa: l'inganno e l'infrangere la legge di Zeus distrugge carne e civiltà. Il viaggio di Odisseo è una linea retta che unisce due carneficine. La prima è quella di Troia e della bugia inflitta a Sinone, soldato acheo lasciato deliberatamente come esca per far accettare il cavallo ai troiani. Nolan inquadra il volto di Sinone con la spietata nitidezza del 70mm: il peccato originale, hybris razionale che spezza l'equilibrio di un mondo e condanna Odisseo al purgatorio terreno.
La fine del percorso si compie ad Itaca dove la geometria violenta si abbatte sui Proci. Guidati da Antinoo che non è un semplice pretendente ma il simbolo del primitivo e della barbarie che occupa le macerie delle istituzioni, i Proci subiscono la stessa sorte toccata a Troia. La bugia detta a Sinone trova il suo specchio nel razionale massacro dell'ultimo atto. Odisseo ha riacquistato il suo regno, la sua famiglia, ma ha perso la possibilità di riabitarlo avendo infranto la legge di Zeus anche all'interno delle sue mura, l'unica soluzione è l'esilio, l'inseguire l'orizzonte e la luce che va scomparendo: il mare continua a scorrere come il tempo che ha consumato per sempre il tempo degli uomini.
Lettera a chi c'era

Odissea non è quindi solamente la storia di un reduce, è il manifesto disperato di un regista che si rifiuta di far morire l'analogico. In un'epoca fatta di verticalità, streaming e pixel automatizzati Nolan ci ricorda che il cinema è prima di tutto esperienza sensoriale e collettiva. La consistenza della grana sullo schermo, la pressione sonora, la luce che taglia il buio per sempre. Scrivere di un film è impossibile se lo si guarda da soli. Questa è una lettera d'amore a voi, amici miei. A voi che sussultate, a voi che trattenete il fiato, a voi che siete disposti a farvi travolgere da una storia. Il cinema non sarà mai un miraggio sbiadito. Rappresenterà sempre la nostra Itaca. Una casa in cui tornare, insieme, per ricordarci cosa significa essere umani. Il tempo non distrugge tutto se hai qualcuno con cui attraversarlo.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)