Oppenheimer, Can You Hear The Music?

"Can you hear the music?" è la domanda che Niels Bohr (Kenneth Branagh), famoso fisico danese, rivolge a Oppenheimer (Cillian Murphy) nei primi minuti della nuova pellicola di Christopher Nolan. Niels Bohr intravede in Oppenheimer la possibilità di una visione inedita sul mondo che ci circonda, fatto di movimenti ondulatori, esplosioni di energia, atomi.
Questa musica noi spettatori non possiamo sentirla, ma percepirla, osservarla attraverso uno spaccato importante della vita di J. Robert Oppenheimer, il prometeo americano. Uno spaccato della vita di uno degli uomini più importanti e discussi della storia dell'umanità, che non può nella sua interezza rimanere privato.
L'invenzione della bomba atomica rende a tutti gli effetti difficile scindere privato e pubblico nella vita di Oppenheimer, poiché è anche nella vita di tutti i giorni che si insinuano etica e morale, non solo in ambito lavorativo: prima davanti a una mela avvelenata, poi guardando il bagliore del fuoco sacro e distruttore.
Ecco che scomporre gli eventi, rompere la loro linearità, diventa più necessario in Oppenheimer che in qualsiasi altro film di Nolan, permettendo a chi guarda di utilizzare come mezzo di comprensione un topos del suo cinema: il tempo. Nolan rende giustizia alla sua sceneggiatura, ispirata alla biografia vincitrice del Premio Pulitzer American Prometheus: The Triumph and Tragedy of J. Robert Oppenheimer di Kai Bird e Martin J.Sherwin, scegliendo di optare per una regia che rivela la fragilità (e forza) umana disgregando il tempo e lo spazio.
Il confronto è con il contenuto semantico delle immagini e non con il loro ruolo nel progresso della narrazione, contenuto che traspare limpidamente nei primi piani e negli strappi improvvisi (come, con le dovute proporzioni, nel cinema di Marco Bellocchio). I due filoni di Oppenheimer, ovvero 1. Fissione e 2. Fusione seguono la regola precedente, anzi, rappresentano a tutti gli effetti la dichiarazione d'intenti del regista.
1. Fissione

Fissione è il filone dedicato alla soggettiva di J. Robert Oppenheimer, la prospettiva dichiarata della sezione a colori della pellicola, tra visioni e presagi assistiamo agli studi giovanili di Oppenheimer in Europa (1926), al progetto Manhattan e il rapporto con altri illustri fisici (1942 – 1946), alle audizioni sulla sicurezza nucleare, alle accuse di essere un comunista durante il Maccartismo (1954) e al ricevimento del premio Enrico Fermi (1963). Queste quattro parti, dove il culmine è rappresentato dal test Trinity (1945), trasportano la storia all'interno di un dialogo tra passato, presente e futuro, dove tra bagliori e reazioni a catena, assistiamo al lento disfacimento di un mondo le cui sorti sono appese a un filo, e immaginarne il futuro ci spaventa.
2. Fusione

Fusione è il filone oggettivo dedicato al personaggio di Lewis Strauss (Robert Downey Jr.), un burocrate che rappresenta la nemesi di J.Robert Oppenheimer. Fusione è ambientato in larga parte durante le audizioni per la conferma di Strauss al ministro del Commercio, che ha luogo al Senato americano e funge da contraltare alle accuse di essere un comunista subite da J. Robert Oppenheimer nel 1954. Fusione è un analisi fattuale, priva di qualunque interferenza esterna all'ego di Strauss, in Fusione il potere agisce nell'ombra e l'ombra raggiunge qualunque cosa, fino a fondersi con le stesse persone che hanno cercato di combatterla.
3. Kaalo asmi loka kshaya kritpraviddho

Fissione e Fusione trovano il loro compimento nel verso "Kaalo asmi loka kshaya kritpraviddho", ovvero la famosa frase pronunciata da J. Robert Oppenheimer che in italiano recita "Sono diventato morte, il distruttore di mondi". Questo verso è contenuto nel Bhagavadgītā, testo sacro dell'induismo, e viene citato da Oppenheimer, per la prima volta, negli anni '30, durante un momento d'intimità con la fidanzata dell'epoca, la psichiatra statunitense e attivista del Partito Comunista americano Jean Tatlock (Florence Pugh). Jean Tatlock è una figura fondamentale per comprendere l'ambivalenza di Oppenheimer, che è sì una mente brillante ma anche una persona che molte volte non tiene conto del dolore altrui.
E così il Progetto Manhattan diviene un progetto di scientifica sopravvivenza, fisici ebrei contro fisici nazisti, in una corsa contro il tempo verso l'ora più buia. I nazisti si arrendono e l'atomica diviene l'unica possibilità per fermare il Giappone e porre fine alla Seconda guerra mondiale, così il 6 e 9 agosto del 1945 arrivano prima Hiroshima e poi Nagasaki. "I fisici hanno conosciuto il peccato" commenterà J. Robert Oppenheimer, da questo snodo narrativo in poi il film di Nolan diviene un thriller psicologico, tra ripensamenti, rimorsi, martirio e visioni orrorifiche.
J. Robert Oppenheimer è colui che ha liberato la nuova era, il nuovo mondo, così il martirio non diviene più semplice e sacra passività ma l'occasione di incatenare il proprio fuoco, la propria creazione. La pellicola si frammenta donandoci un ritratto storico veritiero e ambiguo, non solo di una figura storica, ma anche della sua comunità scientifica, degli Stati Uniti d'America, del mondo, un mondo devastato da un nuovo fuoco come nelle visioni apocalittiche che prima sconvolgono Oppenheimer e poi, attraverso il finale rivelatore, Albert Einstein (Tom Conti).
Conclusioni

Oppenheimer analizza con potenza e personalità un grande evento storico, Nolan ha provato a creare una pellicola che possa andare oltre la semplice biografia raccontando alcune delle criticità del presente: la rinnovata paura del nucleare, l'instabilità geopolitica, la violazione della privacy e la memoria collettiva. Un film vibrante, che sorprende in molte sue scelte. Sfiori l'orrore, lo senti, puoi immaginare Hiroshima e Nagasaki rase al suolo dalla bomba atomica (anche se nel film non le vedrai mai). Oppenheimer è una pellicola necessaria, forse la più necessaria della filmografia di Christopher Nolan.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)