Parthenope: la donna, la città, la pellicola

03.11.2024

Parthenope la donna, Parthenope la città, Parthenope la pellicola: una santissima trinità di forme sinuose ed irraggiungibili o un polveroso mosaico di pezzi ormai consumati? Questa è la domanda cardine su cui tutto il film danza per più di due ore mantenendo un rifiuto categorico verso la risposta. La storia di Parthenope Di Sangro, pura creazione di Sorrentino per raccontare una vita che non ha vissuto ma che forse avrebbe voluto, è infida come il vento, fresca e avvolgente, furiosa ed incostante, la senti ma non c'è e anche quando ti viene vicina non puoi mai fidarti di lei. L'eterna rincorsa della giovinezza, fil rouge di tutte le ultime fatiche del cineasta, trova in questa "stazione" il picco tanto del suo estetismo quanto della sua malinconia. Se Fabietto Schisa poteva chiudere la sua storia con la speranza di diventare Fabio, Parthenope deve portare sulle sue spalle tutti i dolori, i rimpianti e gli interrogativi di quella vita che non è stata vissuta. Tramite questo alternarsi di donna santa e reliquia penitente, Celeste Dalla Porta buca lo schermo come se lo abitasse da cento anni, ora finalmente pronta ad uscire. Nei 30 anni che copre, vediamo una ragazza impossibile, un sogno proibito, una manifestazione di quella bellezza mediterranea tangibile sono in uno spot di Saint Laurent (non a caso produttore del film) dove grazie al miracolo del suo sguardo tutta Napoli splende eternamente, tutti i napoletani sono Veneri e Narcisi e il tempo passa delicato come un soffio di vento, apparentemente leggero e non curante. L'inganno non tarderà a crollare e questa sacra bellezza si scontrerà con la profana verità insita nella visione Sorrentiniana di Napoli, e di conseguenza del mondo. Nel vorticoso orizzonte di Parthenope si scorgono tutti gli elementi di gloria e controversia che caratterizzano il nostro regista più romantico e visionario, così come i volti e le voci fedeli che danno vita alla vicenda e supportano il lavoro titanico della Dalla Porta sono opere d'arte a se: Luisa Ranieri e Isabella Ferrari sono il cinismo massacrante, la ruggine sulla statua, il fiore appassito ma che ha ancora sete, donne esageratissime ma vere come il marmo, contrapposte con un trittico maschile completamente inaspettato composto da Gary Oldman, Silvio Orlando e Peppe Lanzetta: il buono, il brutto e il cattivo. Tre uomini, bizzarri, grotteschi ma delicatissimi, che, contrariamente ai restanti del film, attraggono, sono desiderati da Parthenope in momenti diversi della sua vita. Immergermi nelle profondità di quest'opera è quanto di più gratificante e commovente sia riuscito a sentire e provare e per la prima volta Sorrentino mi ha fatto innamorare di uno spazio e di un tempo non solo con i suoi occhi, ma anche con i miei.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

https://www.threads.net/@cinema_isnotdead_