Past Lives: statue in movimento, volti a mosaico

Celine Song
esordisce alla regia con un film autobiografico a metà tra il nuovo
indipendente americano (A24) e la lezione melò di Wong Kar-wai (In the
Mood for Love), il risultato è uno dei film più interessanti degli
ultimi anni.
Past Lives si veste da film romantico per
raccontare l'immigrazione (Corea del Sud - Canada - Stati Uniti), il
matrimonio di convenienza (Green Card) e infine la nostalgia di un
passato che resta così bello e irraggiungibile poiché non è stato mai
realmente vissuto.
Vite alternative che si fondono in un unico presente: una New York piovosa e rarefatta, intangibile.
Si
può scordare il volto di una persona, le sue caratteristiche fisiche,
ma è molto complicato dimenticare il sentimento, le sensazioni, quello
che non è stato: una possibile vita che viaggia su un piano alternativo
rispetto a quella presente, reale.
Il passato condiviso di Nora
Moon (Na Young prima del cambio nome) e Hae Sung prende forma tra le
pozzanghere di una città fantasma, una città che sembra contemplare la
natura della loro relazione.
Una relazione-separazione lunga 24 anni che lega i due protagonisti nell'impossibilità, l'impossibilità di scoprire quello che erano, quello che potevano essere. Eternal Sunshine of the Spotless Mind (indimenticato cult di Michel Gondry), collegamenti interrotti, schermi neri, nodi che non si possono sciogliere, In-Yun: provvidenza, destino.
Past Lives è una somma di
piccole cose, piccoli dettagli che delineano la vita, le relazioni, la
società che decidiamo di costruire.
Nora Moon, Hae Sung e Arthur
Zaturansky (marito di Nora) seduti uno accanto all'altro, questa è
l'immagine che rappresenta la sintesi perfetta di Past Lives: passato,
presente, futuro. Dalla canzone Quiet Eyes di Sharon Van Etten (scritta appositamente per il film):
"Moving statues in the park, mosaic faces fading in the rain, recalling memories of loss, yet untouched and unscathed".
Statue in movimento, volti a mosaico che sbiadiscono sotto alla pioggia.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Gianluca Ceccato)