Rebel Ridge: la nuova iconografia del cinema d'azione

Cosa determina una "star-making performance"? Come si trasforma un attore talentuoso ma poco considerato in una presenza scenica che emana comando e potere ad ogni battuta ? Ce lo insegna Jeremy Saulnier, sottovalutatissimo prestigiatore dei generi cinematografici, con il suo piccolo gioiello action-thriller Rebel Ridge. Sulla carta è una riproposizione moderna del primo Rambo, quel First Blood, dove la tensione è alta, la carneficina è bassa e la complessità di un protagonista action era ai massimi storici. Da questo solido canovaccio rispolverato, Saulnier tira fuori un racconto di complotto cittadino che fa leva sulle oscurità più reali, sulle anomalie di una comunità corrotta fino al midollo e di forze dell'ordine che si fanno forti di questa loro simonia. L'elemento di novità, di freschezza è proprio il protagonista: Aaron Pierre irrompe sulla scena non come uno Stallone o uno Schwarzenegger qualsiasi, ma come uno spettro, un fantasma del passato di queste icone cinematografiche che non solo vuole evitare il conflitto (pur essendo il più preparato ad affrontarlo) ma applica logiche matematiche e strategiche affinché prevalga una giustizia legale, legittima, mai populista o giustizialista. Ercole non usa la spada per decapitare l'idra, ma lo lascia soffocare nell' intreccio delle sue mille teste che portano alla luce quella rete di malefatte così cancerogene e marce da far implodere quel sistema su se stesso. Pierre incarna l'atlantica fatica con sobrietà e austerità, usando la mole massiccia dei suoi muscoli con ingegno e creatività anche quando deve spaccare le facce. Più Peter Falk che Clint Eastwood, più James Earl Jones (possa riposare in pace) che Denzel Washington, questo protagonista dimostra come una nuova iconografia del cinema d'azione non sia solo possibile ma già arrivata.
Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)