Terrifier 3 non è per i deboli di stomaco

02.11.2024

Ormai dopo anni di horror e curiosità malsana mai avrei pensato che il terzo capitolo di una saga slasher classica a bassissimo budget potesse restituire, nel 2024, il senso di estremo disgusto e cattiveria che solo certi titoli rivoluzionari sono riusciti a trasmettere, facendo tutto ciò a favore di grande pubblico. Dopo tutto, la sovversione delle aspettative è il marchio di fabbrica dell'operazione Terrifier, un miracolo dell' horror che con quattro soldi, un regista tenace ed un mimo fuoriclasse ha segnato i tempi moderni proponendo un'iconicità tutta sua. Art il Clown non è solo un meme, non è una trovata stantia utile a dare un banale volto alle assurde atrocità mostrate nei film. È studio, è ricerca, è gestione di spazi scenici e tempi di reazione, è una performance in costante evoluzione. David Howard Thornton, sicuramente ma non esclusivamente guidato dalla regia di Damien Leone, è il cuore marcio e vivace di tutta una saga che evita le bucce di banana sulle quali produzioni molto più ambiziose sono scivolate per creare disperatamente e artificialmente un nuovo volto mostruoso. Menzione d'onore per la fin troppo sottovalutata Lauren LaVera, che plasma e arricchisce la sua Final Girl oltre le Sidney e le Nancy che si ripetono da decenni con forza e umanità, rimanendo una figura saldissima contro la follia di morte che Art le scatena contro. Se in altri casi avrei consigliato il film in maniera più sbracata e bonaria, stavolta un piccolo "avviso per i deboli di stomaco" lo metto, perché anche in questo terzo capitolo si raggiungono picchi di dolore ed eccessi mortiferi sorprendentemente scioccanti.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

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