The 50s : il futuro del cinema ha inizio

23.03.2026

Dieci anni. Circa diecimila film prodotti. Una poderosa rivoluzione ideologica che ha travolto come un fiume in piena l'industria cinematografica, rendendo quel terreno non solo fertile, ma ricco di potenzialità inedite che si sarebbero realizzate in un meraviglioso futuro.

Il sistema degli studios cambiò radicalmente, in quanto prima di questo periodo l'uscita dei film nelle sale era determinata dal fatto che le grandi case di produzione avessero degli impianti di proprietà per trasmettere i propri film. Fu la sentenza della corte suprema, condotta in particolare contro la Paramount, a stabilire l'autonomia dei cinema nella nuova disposizione, in vigore ancora oggi, per l'uscita delle pellicole sul grande schermo condotta in particolare contro la Paramount Pictures, già allora una delle major più potenti e rinomate. A questo proposito da segnalare la nostra Cinecittà, i cui magnifici set divennero ambitissimi anche per la produzione di kolossal hollywoodiani (come Ben Hur, 1959), in cui Sergio Leone compì i primi passi nelle vesti di aiuto regista, girando tra l'altro anche la mitica scena della corsa con le bighe nell'epico cult di William Wyler, mostrando già una certa mano.

Parlando invece degli artisti e degli immaginari che si affermarono c'è molto da dire. Abbiamo i film manifesto della grande Nouvelle Vague francese - "I quattrocento colpi" (1959) di Francois Truffaut, "Fino all'ultimo respiro" (1960) di Jean Luc Godard - opere leggendarie che hanno reso maestri esemplari e universalmente riconosciuti i loro autori; Akira Kurosawa con le pietre miliari "Rashomon" (1950) e "I sette samurai" (1954) introdusse due nuovi topos narrativi che ancora oggi sono imitati: la vicenda narrata da punti di vista differenti e il gruppo di eroi a difesa dei più deboli.

Nelle visioni d'autore pervase di immane grandezza come non citare "Il settimo sigillo" (1957) di Ingmar Bergman, con la sua impavida filosofia esistenziale e le immagini potenti, una delle opere filmiche più influenti e apprezzate di sempre; la riflessione sulla vita, il tempo e la morte ritorna in un altro capolavoro del decennio firmato Kurosawa: "Vivere" (1952), in cui le lacrime cadono come la pioggia nella scena dell'altalena e non si risparmia nemmeno una critica sociale non troppo velata alla burocrazia.

C'è poi Alfred Hitchcock, entrato nel firmamento di Hollywood e nella storia del cinema con tre dei suoi capolavori più apprezzati: "La finestra sul cortile (1954), L'uomo che sapeva troppo" (1956) e "Intrigo internazionale" (1959). Tre lezioni di suspense che rappresentano la quintessenza del thriller e parte dell'iconicità ed eccelsa abilità registica del "Maestro del brivido". In questo contesto comincia la sua carriera Stanley Kubrick con l'esordio "Rapina a mano armata" e il successivo meraviglioso classico dei film storici e anti bellici: "Orizzonti di gloria" (1957).

Ha fatto la storia anche "Gioventù bruciata" (1955) di Nicholas Ray, che per primo ha raccontato senza filtri e con coraggio i problemi della gioventù della sua epoca, senza paura del bieco perbenismo che ancora affliggeva la cultura americana del tempo, trasformando James Dean in un'icona di stile autentico e ribellione, ancora ben impressa nell'immaginario collettivo.

Tornando al contesto nostrano troviamo gli esordi di Fellini: il primo film "Luci del varietà" (1950), co-diretto con Alberto Lattuada e "Lo sceicco bianco" (1952), vero e proprio esordio da solista, che subito lo allontanano dal contesto neorealista in cui era nato cinematograficamente collaborando alla sceneggiatura di "Roma città aperta" nel 1945. Lo stesso Rossellini in questo decennio compie passi importanti dandosi anche alla sperimentazione con vari film (13) tra cui "Stromboli terra di Dio" (1950), "Viaggio in Italia" (1954), "Europa 51" (1952) e "Il generale Della Rovere" (1959).

In conclusione, gli anni 50 hanno rappresentato per la settima arte la tempesta perfetta della voglia di evolversi, di presentarsi all'avvenire con lo sguardo rivolto a nuovi orizzonti, sempre pronti ad allargarsi. Sono state poste basi ancora oggi solide. È stato ridefinito il concetto di grande film. È stata fatta la storia del cinema. Forse nemmeno se tutti i grandi artisti che ho nominato in questo articolo avessero unito assieme le loro menti, avrebbero potuto elaborare una sceneggiatura tanto prodigiosa.

Postilla: ricordo che in questi giorni, nello specifico il 5 marzo è uscito in Italia "Nouvelle Vague" di Richard Linklater. Presentato all'ultimo festival di Cannes in competizione ufficiale, rappresenta un altro interessante omaggio alla straordinaria corrente francese partorita negli anni 50, ancora amata, imitata e seguita anche dai registi contemporanei.

Approfondimento a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Riccardo Di Gregorio)

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