Pillole: The Bikeriders (2023), diretto da Jeff Nichols

Austin Butler è l'uomo-angelo stilnovista filtrato attraverso il mito americano dei bikers, troppo bello per essere vero, costantemente in fuga ma sempre alla ricerca di sé stesso. Jodie Comer è il Virgilio, sorniona e chiacchierona ma con gli occhi più svegli e acuti di tutti, che accompagna il Dante-fotografo-narratore-romanziere Mike Faist, giovane affamato di storia e di appartenenza, nel percorso di scoperta e composizione di questa epopea.
A gravitare attorno a questi c'è un elemento confuso e tragico, un re prigioniero, un pagliaccio dal trucco colante e sbiadito, incapace di scendere dal palco anche quando il palco va in fiamme: Tom Hardy. Dal momento in cui lo vediamo ispirato da Marlon Brando a creare un club di motociclisti fino alla fine di questa storia, Johnny, presentato sempre e solo con il suo nome, costruisce il suo falso mito, il suo club di fuorilegge della domenica che per quanto si possano picchiare, alla fine vogliono solo condividere qualche birra e tanta, repressa, intimità.
Ma l'intimità si scontra con la durezza del tempo, e dei buffoni in motocicletta diventano violenti assassini, e il re appunto diventa prigioniero del suo sogno, un attore imprigionato dalla sua recita. The Bikeriders segue l' imprinting scorsesiano delle ascese e delle cadute per smontare la più potente e iconica leggenda americana delle decadi '50 -'70, senza retorica ma con molto romanticismo, trasformando le bizzarre disavventure di un branco di disadattati in una umana e rombante "commedia", amata dalla telecamera e imprescindibile dal grande schermo.
Pillola a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)