Venezia 80: i nostri commenti ai film visti

08.09.2023

Ecco i nostri commenti ai film visti durante l'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, non ancora delle vere e proprie recensioni ma una versione definitiva delle reazioni a caldo che abbiamo postato sulla nostra pagina Instagram. Venezia 80 si sta confermando un festival di grandi nomi ma dalla qualità media, ne abbiamo avuto conferma anche noi di CINEMA IS NOT DEAD! assistendo a delle pellicole con pochi pregi e grandi difetti.

Maestro, diretto da Bradley Cooper

Maestro è un biopic molto interessante nella forma (sequenze in bianco e nero e a colori per segnare lo scorrere del tempo) ma meno nella sostanza. Una buona regia e delle ottime interpretazioni lo rendono un film meno anonimo, ma l'impianto narrativo sterile fa sì che passata la prima mezz'ora diventi un'opera piuttosto superficiale. Maestri: Bernstein vs. Tàr? Di certo siamo lontani dalle atmosfere gialle del film di Todd Field ma il problema non è questo, si tratta piuttosto di poca profondità e altrettanto poco coraggio. In Maestro mancano gli Stati Uniti d'America, manca il mondo fuori dalla coppia Leonard Bernstein (Bradley Cooper) - Felicia Cohn Montealegre (Carey Mulligan), il mondo che ci fa capire il perchè di certe scelte interne all'opera (al di fuori lo conosciamo già): celare l'omosessualità (Bernstein) in favore di una famiglia tradizionale può presentarsi indolore? Tradire quello che siamo può avere il sapore dolce del miele? L'orientamento sessuale può essere depotenziato in favore di una melodrammaticità esasperata? Per noi la risposta alle tre domande è no.

Adagio, diretto da Stefano Sollima

Adagio è un film interessante, Stefano Sollima mette da parte l'azione per una messinscena più calcolata e riflessiva, senza fretta. Come ritmo non ci troviamo dalle parti di A.C.A.B, Suburra e Senza rimorso ma più da quelle (figlie di Villeneuve) del sequel di Sicario, ovvero Soldado. Se da una parte il contenimento testosteronico è evidente dall'altra non molto: Adagio rappresenta la fine dei gangster movie italiani, il crepuscolo, ma non è possibile far finta di niente davanti al totale macismo della pellicola, un macismo prevedibile ma a lungo andare esagerato e che toglie tensione (paradossale) all'intera pellicola. Adagio è un buon film di genere ma niente di più, manca totalmente la contemporaneità: non basta trovare un protagonista giovane e privarlo del maschile per guardare al presente (e al futuro), ma avere una visione che tenga conto del mondo in cui viviamo, che rompa le regole patriarcali che incatenano il genere, l'intera industria cinematografica e anche (con poche eccezioni) l'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia.

The Palace, diretto da Roman Polanski

The Palace è la versione più satirica e cinefila dei cinepanettoni. Roman Polanski (alla veneranda età di 90 anni) ci regala una commedia sulla paura della perdita (della ricchezza) e mette in scena una gag dopo l'altra, molte divertenti e molte non molto ma è comunque il film più sincero (e positivamente innocuo) tra quelli che abbiamo visto. Molti lo hanno odiato e relegato nelle ultime posizioni per gradimento dell'80ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, noi non ci sentiamo di essere così cattivi, in fin dei conti intrattiene bene e si fa guardare, tra Millennium bug, imprenditori con la parrucca, esperimenti di chirurgia estetica, Borís Nikoláevič Él'cin e Vladimir Putin. L'ultimo film di Roman Polanski è una pellicola divertita e divertente, che ha poco da dare e da chiedere, tutto sommato dimenticabile ma riuscita.

The Killer, diretto da David Fincher

The Killer è un'opera asciutta e cinica, che per capitoli racconta la storia di vendetta di un sicario (Michael Fassbender). Grande regia, grande fotografia, buona scrittura e buone interpretazioni. Si poteva fare di più? Senza dubbio sì, The Killer risulta abbastanza scarno e privo di un qualsiasi approfondimento sui personaggi della pellicola. Un prodotto medio, con un pretesto di trama molto leggero e perfettamente in linea qualitativamente con i film proposti da Netflix. In tutto questo manca David Fincher che non riesce a portare a galla l'enigma e i chiaroscuri, le parti fondanti della sua idea di cinema. The Killer si perde in una fastidiosa voce fuori campo, la musica (bella) dei The Smiths e scontri all'ultimo sangue senza mai trovare la sua vera anima.

Recensione (commenti da Venezia 80) a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alice Andrian, Gianluca Ceccato)

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