Venezia 83: Il Massacro di Cosimo Messeri

10.09.2026

Recuperato dalla Sala Web di MYmovies dopo essere rientrato da Venezia, Il Massacro è un film che parte da qualcosa di molto semplice: rimettersi in gioco. Messeri non nasconde i propri fallimenti, le relazioni finite, la solitudine e la sensazione di essere arrivato a un punto di stallo. È quasi autofiction, una confessione personale trasformata in cinema.

Proprio questa sincerità convive con un'influenza fortissima: Nanni Moretti. Messeri ha lavorato come suo assistente e Caro diario è un riferimento talmente evidente da diventare, in alcuni momenti, quasi ingombrante. Ci sono scene che sembrano uscite direttamente da quel film, come il giro in bicicletta attraverso i quartieri di Roma, al posto della celebre Vespa di Moretti. E lì il confine tra omaggio e derivazione si fa davvero sottile, fino quasi a sfiorare il plagio. Nelle intenzioni, però, Moretti resta una tradizione da cui Messeri prova a partire per costruire qualcosa di personale.

È proprio l'equilibrio tra ironia e malinconia a convincermi di più. Il film parla di fallimento, solitudine, idiosincrasie e relazioni senza diventare mai completamente pesante. Allo stesso tempo, il suo essere così autoreferenziale può diventare un limite se non si entra fino in fondo nel mondo di Messeri. La struttura libera, quasi a puzzle, crea alcuni alti e bassi e lascia anche una certa confusione.

Anche il titolo sembra promettere qualcosa di più forte di quello che il film vuole raccontare. Non è un massacro in senso tradizionale: è il racconto di una persona che si trova davanti ai propri fallimenti e prova, lentamente, a ripartire. Ed è proprio questo che rende riuscito il finale: il fallimento non viene cancellato, ma diventa la possibilità di tornare a creare.

E poi c'è Federico Frusciante. Messeri gli ha dedicato il Premio SIAE ricevuto a Venezia e nel film c'è un suo audio di pochi secondi. Per uno che, come me, si è avvicinato maggiormente al cinema anche grazie a lui, sentire la voce di Frusciante fa davvero male. In quel momento ho smesso di pensare al film e ho pensato al vuoto che ci ha lasciato. E, sinceramente, mi ha angosciato.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Andrea Salvioni)

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