Vermiglio è una composizione di elementi, di vite e di volti

07.10.2024

Un ritratto, una fotografia, un mosaico, un documento. Vermiglio, in tutte le sue forme, è una composizione di elementi, di vite e di volti. Poche parole scandiscono un ritmo austero dove i tanti sguardi riempiono i racconti nel racconto, in apparenza un tipico dramma rurale che pone il suo sguardo sulle sofferenze di una famiglia tradizionale del secondo dopoguerra, che come un gomitolo si sfilaccia verso più direzioni. La struttura, più che una saga ad episodi, segue l' intrecciarsi di desideri e pulsioni di individui costretti, dove i ruoli imposti dalla tradizione gretta e cieca sono appunto una prigione anche per i ruoli più "autoritari" del nucleo familiare protagonista. È un film etereo e ipnotico Vermiglio, costruito su ellissi narrative nelle quali gli eventi accadono fuori campo lasciando a noi spettatori la condivisione delle conseguenze umane. Il dramma si insinua nella quotidianità, nello scorrere della vita e delle stagioni. Più di tutti, un personaggio che colpisce è Ada, la sua ricerca identitaria posta sullo sfondo di tragedie collettive e personali, costantemente impegnata in una danza tra ribellione e penitenza, capace di stimolare emozioni e riflessioni in una manciata di scene rubate alle linee d'azione principali.

Vermiglio, distribuito al cinema da Lucky Red, rappresenterà l'Italia agli Oscar 2025.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

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