Zootropolis 2 – Fuori l’intrattenimento dalla politica! (e meno male)

08.12.2025

Sono trascorsi ormai nove lunghi anni da quando il pubblico di tutto il mondo ha messo piede per la prima volta nella scintillante e caotica metropoli animale di Zootropolis, un lasso di tempo che nel frenetico, volubile e spesso spietato mondo dell'intrattenimento contemporaneo equivale praticamente a un'era geologica, un periodo di silenzio che, lungi dallo spegnere l'interesse, ha solo contribuito ad alimentare un'attesa che definire spasmodica sarebbe riduttivo e che oggi trova finalmente il suo sfogo con l'arrivo nelle sale di Zootropolis 2, l'attesissimo sequel del 2025 diretto dal trio composto da Jared Bush, Byron Howard e Josie Trinidad, un'opera che porta sulle spalle un carico di responsabilità e aspettative che farebbe tremare i polsi a chiunque, soprattutto se consideriamo con estrema attenzione lo status precario e instabile in cui versa l'attuale industria cinematografica, un ecosistema fragile dove le vecchie certezze distributive sono crollate sotto il peso dei cambiamenti nelle abitudini di fruizione post-pandemiche e dove il cinema d'animazione, sembra ormai potersi aggrappare con una certa sicurezza quasi esclusivamente a poche, granitiche proprietà intellettuali capaci di garantire quel successo gargantuesco necessario a sostenere l'intera baracca produttiva, mentre la stragrande maggioranza dei titoli originali, anche quelli artisticamente più meritevoli e innovativi, fatica immensamente a intercettare l'interesse di un nuovo pubblico sempre più distratto, frammentato e restio a recarsi in sala per qualcosa che non percepisca come un evento imperdibile e irripetibile, una situazione di crisi latente che ha colpito duramente e senza fare sconti anche i prestigiosi e storici Walt Disney Animation Studios, i quali, specialmente nel periodo post-Covid, hanno faticato non poco a mantenere quella lucentezza, quella magia e quella infallibilità che li ha sempre contraddistinti agli occhi del mondo intero, incappando in una fase storica critica in cui, sebbene non si possa parlare onestamente di disastri artistici totali e irreversibili, anche se i risultati al botteghino hanno spesso pianto miseria lasciando l'amaro in bocca agli azionisti e preoccupazione nei fan, è indubbiamente mancato uno standard alto di qualità costante e trasversale, portando lo studio, forse per paura di osare o per mancanza di una visione forte e coesa, ad accontentarsi troppo spesso di una mediocrità rassicurante ma poco incisiva, in particolare per quanto riguarda la gestione dei sequel, spesso percepiti dal pubblico e dalla critica più attenta come operazioni stanche, puramente commerciali e prive di quel mordente narrativo e di quell'anima che avevano reso grandi i capostipiti; è proprio in questo contesto di incertezza, di scetticismo diffuso e di appannamento creativo che Zootropolis 2 si impone con prepotenza come un titolo non solo sorprendente per la sua fattura, ma assolutamente necessario per la sopravvivenza e il rilancio dell'intero settore dell'animazione occidentale, un'opera che riesce nell'ardua e quasi impossibile impresa di risollevare l'asticella qualitativa senza mai adagiarsi sugli allori o accontentarsi del compitino ben svolto, riuscendo a configurarsi come un colosso per le masse capace di mettere d'accordo intere generazioni, come dimostrano i dati che lo vedono aver già totalizzato e superato la cifra di 900 milioni di dollari in soli dieci giorni di programmazione, numeri da capogiro che ci riportano ai fasti e all'euforia collettiva dell'era pre-Covid, ma al contempo riportando e rimarcando un livello di narrazione e di animazione decisamente più alto, più maturo, stratificato e consapevole, dove anche la gag apparentemente più puerile e immediata, quella pensata per strappare una risata ai più piccoli, non è mai fine a se stessa ma serve sapientemente a preparare il terreno o a fare da necessario contrappunto a un risvolto narrativo molto più adulto, cupo e complesso, facendo risultare il tutto perfettamente integrato in un meccanismo a orologeria che non perde un colpo e che ribadisce la supremazia tecnica e narrativa dello studio quando decide di fare sul serio e di investire nelle storie che contano davvero.

Addentrandoci nel film, ci troviamo di fronte a un lavoro tecnicamente ineccepibile che spinge i limiti della CGI verso nuovi e inesplorati orizzonti di espressività, dettaglio e verosimiglianza, con una gestione della luce dinamica, delle texture del pelo che reagiscono agli agenti atmosferici e delle micro-espressioni facciali che lascia sbalorditi per la cura maniacale profusa in ogni singolo frame, rendendo ogni ambiente vivo e tangibile, dai vicoli piovosi alle aride e polverose distese, ma è nella sostanza e nell'anima del racconto che il film mostra i suoi veri muscoli, confermandosi come un'opera coraggiosa che non ha paura di osare e di sfidare il suo stesso pubblico, infatti Zootropolis 2 è un sequel espansivo e omnicomprensivo che brilla in modo particolare nell'aspetto fondamentale del world building, espandendo i confini geografici e sociali della metropoli che credevamo di conoscere a menadito e mostrandoci nuove, affascinanti e talvolta inquietanti sfaccettature di una società animale che è specchio deformato ma fedelissimo e spietato della nostra realtà, un mondo vivo e pulsante in cui ogni dettaglio architettonico, ogni quartiere inesplorato o ogni dinamica sociale ha un peso specifico determinante nella narrazione e dove l'intreccio investigativo, che mescola sapientemente thriller, noir e commedia d'azione, si dipana con un ritmo incalzante e serrato senza mai sacrificare l'approfondimento psicologico dei personaggi, sia quelli vecchi che abbiamo imparato ad amare e che qui troviamo cresciuti, maturati e segnati dalle esperienze passate, sia i nuovi che si muovono in questo scenario con una tridimensionalità sorprendente, arricchendo il mosaico di personalità che popolano la città; a tal proposito, e scendendo nel dettaglio dell'adattamento per il nostro mercato, è doveroso aprire una parentesi sulla localizzazione italiana, che vede l'ingresso nel cast vocale di talent provenienti dal mondo della comicità televisiva e stand-up come Max Angioni e Michela Giraud, i quali prestano la voce a personaggi importanti ma comunque secondari nell'economia della storia, una scelta di casting che spesso fa storcere il naso ai puristi del doppiaggio ma che, va detto per onestà intellettuale, in questo caso si rivela funzionale e ben gestita poiché, trattandosi di ruoli di supporto caratterizzati da una certa verve comica o da peculiarità caratteriali ben definite, quando la performance dei talent funziona si integra bene con il tessuto sonoro garantito dai doppiatori professionisti che sostengono i ruoli principali, e quando invece risulta forse meno incisiva, leggermente scollata o troppo riconoscibile, la breve durata delle loro apparizioni e la rapidità dei dialoghi evita che l'immersione spettatoriale ne risenta eccessivamente, permettendo al film di scorrere via liscio senza quei fastidiosi "intoppi" uditivi che spesso affliggono queste operazioni di marketing, lasciando che l'attenzione resti focalizzata sulla vicenda.

Tuttavia, il cuore pulsante della pellicola, ciò che la eleva ben al di sopra della media dei prodotti d'intrattenimento per famiglie e la rende un'opera di importanza capitale, risiede nella sua natura intrinsecamente politica, una riflessione profonda, strutturata e senza sconti che parte da una metafora potente, viscerale e quanto mai attuale che il film pone al centro del suo discorso tematico: ogni qualvolta si verifica un incidente con un serpente, dobbiamo porci la domanda fondamentale e scomoda se siamo stati noi ad aver invaso il suo territorio, costringendolo alla difesa, o se il serpente ha voluto mordere intenzionalmente per pura aggressività, e Zootropolis 2 non si limita a porre il quesito retorico ma fornisce una risposta netta, inequivocabile e coraggiosa a questa domanda, utilizzandola come chiave di lettura privilegiata per decodificare le dinamiche di conflitto, di paura e di pregiudizio che animano la trama e che riflettono le tensioni geopolitiche e sociali del nostro mondo contemporaneo, dove spesso la vittima viene confusa col carnefice attraverso narrazioni distorte; il film riesce, esattamente come il suo illustre predecessore ma con una maturità e una gravitas ancora maggiori, a raccontare con estrema sincerità e con una sapiente "semplicità", che è in realtà sintomo di grande scrittura e di una padronanza assoluta del mezzo comunicativo, i reali problemi dell'oggi, quelle criticità sistemiche che non sono semplici incidenti o anomalie temporanee, ma veri e propri mali endemici nati e causati dal sistema stesso, perpetrati per generazioni e nascosti in modo infido, subdolo e manipolatorio da coloro che hanno tutto l'interesse affinché lo status quo rimanga immutato e che le ingiustizie perdurino, perché il mantenimento di tali equilibri distorti e di tali disparità fa più comodo alle élite, genera più profitti economici e consolida il potere politico, ed è proprio il concetto di potere a finire costantemente e inesorabilmente nel mirino di questi film, un potere che viene ritratto senza mezzi termini o edulcorazioni come predatorio, oppressore, intrinsecamente colonialista e con inquietanti tendenze genocide verso chi è considerato "diverso", "ingombrante" o "inferiore", una rappresentazione che non fa sconti e che costringe lo spettatore, adulto o bambino che sia, a guardare in faccia la realtà dei meccanismi di sfruttamento che governano le nostre società. Zootropolis si è sempre contraddistinta nel panorama dell'animazione occidentale come una proprietà intellettuale capace di essere simultaneamente facilissima nella sua fruizione superficiale, grazie a colori vivaci, design accattivanti e personaggi amabili, e coraggiosissima nei temi trattati, sfruttando l'appeal universale, intramontabile e rassicurante degli animali antropomorfi immersi in un contesto societario simile al nostro per abbassare le difese razionali del pubblico e costruire una narrazione profondamente politica, militante nel senso più nobile del termine, con una netta presa di posizione etica che non lascia spazio ad ambiguità di comodo o a cerchiobottismi, offrendo una chiara rappresentazione di chi sono i veri colpevoli dei disastri sociali, figure spesso insospettabili, istituzionali o nascoste dietro maschere di rispettabilità, burocrazia e benevolenza, e di quali mezzi radicali, intransigenti e collettivi bisogna impiegare per ottenere una vera giustizia che non sia solo di facciata o procedurale, ma sostanziale e riparativa; in questo secondo capitolo, oltre a tutti i miglioramenti tecnici del caso che sono comunque straordinari e contribuiscono a rendere credibile, tangibile e immersivo questo universo narrativo, l'acceleratore viene spinto con decisione, quasi con ferocia, proprio su questo versante ideologico ed etico, proprio nel momento storico in cui ce n'è più disperato bisogno data la confusione valoriale, la polarizzazione e la disinformazione che ci circondano, dimostrando con i fatti e con la potenza delle immagini come sia non solo possibile ma assolutamente necessario e urgente avere un film d'intrattenimento per tutta la famiglia, un blockbuster destinato a riempire le sale di ogni continente, che si prenda la responsabilità gravosa, rischiosa ma nobile di "educare" le nuove generazioni, non solo ai buoni sentimenti generici, all'accettazione del prossimo o all'amicizia interspecie, ma anche e soprattutto alla comprensione critica dei mali del sistema che un domani andranno ad abitare, fornendo loro gli strumenti intellettuali per riconoscerli, analizzarli e combatterli attivamente senza cadere nelle trappole della propaganda.

In conclusione, Zootropolis 2 è un film promosso a pieni voti sotto ogni punto di vista e consigliatissimo a chiunque voglia vivere un'esperienza cinematografica completa e appagante, un'opera che diverte con intelligenza raffinata, emoziona con sincerità disarmante e fa riflettere in egual misura senza mai risultare pedante o didascalica, rappresentando quel punto di sentita, vigorosa e necessaria ripartenza che tutti, dagli addetti ai lavori al pubblico pagante, auspicavamo per i Disney Animation Studios dopo anni di incertezze e tentennamenti, un passo avanti deciso, consapevole e luminoso che, si spera vivamente, permetterà anche alle altre storie future, ai prossimi progetti originali in cantiere, di crescere, maturare e trovare il coraggio di parlare al pubblico con la stessa onestà, la stessa integrità morale e la stessa potenza visiva e narrativa di questo straordinario sequel che si candida fin da ora, senza timore di smentita, a diventare un classico moderno imprescindibile per capire il nostro tempo, restituendo finalmente al cinema d'animazione quella piena dignità artistica e quella cruciale rilevanza sociale che ne fanno, oggi più che mai, uno strumento potente e insostituibile di interpretazione della realtà.

Recensione a cura della redazione di CINEMA IS NOT DEAD! (Alessandro Della Porta)

Seguici su Instagram

https://www.threads.net/@cinema_isnotdead_