Viviamo nell'epoca in cui immaginare la fine del mondo è diventato più facile che immaginare la fine del controllo sulle immagini. Il cinema italiano del primo Novecento non è un capitolo chiuso della storia culturale, è uno specchio che il presente si rifiuta ostinatamente di guardare, perché in quello specchio riconoscerebbe troppo di se stesso....
Approfondimenti
Il resto è silenzio: “Hamnet” o “Il potere terapeutico e riedificante della rappresentazione”.
Si preavvisano i gentili lettori che seguiranno parecchi e diversi SPOILER sulla pellicola, siete avvertiti…
Nel panorama cinematografico contemporaneo, poche opere dialogano tra loro con la stessa intensità speculare di Lost in Translation (Sofia Coppola, 2003) e Her (Spike Jonze, 2013). Sebbene separati da un decennio, i due film configurano un dittico involontario ma innegabile, un botta e risposta intertestuale che sublima la rottura coniugale tra i...
"Die My Love" parte con un presupposto brutale e spigoloso: non cerca di piacere né di consolare, ma entra a piedi uniti nel territorio dove la maternità smette di essere un racconto edificante e diventa un campo minato, e lo fa con una chiarezza ed una schiettezza che scottano. Il punto non è come una madre si comporta quando subentra...
Se davvero credi che il cinema americano sia morto, guarda One Battle After Another (Una battaglia dopo l'altra) e prova a respirare. Paul Thomas Anderson è tornato per ricordarci che il cinema non è conforto, è autopsia. E l'America, sotto il bisturi, sanguina ancora. La sala era piena, ma sembrava una veglia funebre. Tutti immobili, come se...
Avevo otto anni quando la testa dell'assassino di Profondo rosso venne mozzata da un ascensore. Fu lì che capii che la realtà non sarebbe mai stata così bella. Era la prima volta in cui scoprivo che il cinema poteva lasciare ferite vere, convalescenze lunghe, danni collaterali. Per mesi — forse anni — nei miei sogni sfilavano le...
L'opera di Luca Guadagnino non si fonda su storie che si lasciano semplicemente raccontare: si fonda su climi. I suoi film non si limitano a dire, ma respirano, condensano, si espandono come nuvole in movimento. In essi, il desiderio non è un argomento da illustrare, un sentimento da seguire lungo un arco narrativo. È, piuttosto, la lingua stessa...
C'è un cinema che si prende il lusso – oggi, nel regno dell'algoritmo, del franchise, del brand impacchettato – di rallentare, di comporre, di immaginare. Un cinema che assomiglia a una casa di bambole, ma dove ogni oggetto ha un peso simbolico, ogni scelta cromatica è un atto politico, ogni movimento di macchina è una dichiarazione di poetica....
Tutti, in "The Brutalist", sono fondamentalmente spezzati. László è il più spezzato nello spirito, arrivando in America dove subisce una vera e propria devastazione, che sia per il tradimento familiare, la vendetta capitalista e la dipendenza da droghe per affrontare questi dolori. Il brutalismo, mai effettivamente citato, è usato per semplificare...
In un angolo oscuro dell'immaginario, dove il corpo umano non è più sacro ma macchinato, deformato e manipolato, si intrecciano le visioni di William S. Burroughs e David Cronenberg. Questi due autori, di mondi e media diversi, si incontrano in un territorio che è tutto loro: il corpo come una macchina, il desiderio come un virus che corrode...









